I REATI IN TEMA DI SICUREZZA ALIMENTARE: Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.)

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ART. 517-quater

Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni d’origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa fino a euro 20.000.

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474 bis474 ter, secondo comma, e 517 bis, secondo comma.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

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Il caso “Parmesan” e il c.d. “italian sounding”

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Come abbiamo visto le DOP e le IGP possono essere utilizzate da qualsiasi produttore, purché ne rispetti il relativo disciplinare di produzione, così come previsto dall’art. 103 del Reg. UE n. 1308 del 2013.

I maggiori problemi sorgono, tuttavia, nel momento in cui le suddette denominazioni (e indicazioni) vengono utilizzate nonostante i prodotti non siano conformi al disciplinare, oppure vengono posti in essere degli abusi volti a “cavalcare” la fama di un prodotto. In definitiva, tutti quei comportamenti che possono indurre in errore il consumatore circa l’effettiva origine del bene.

A questo proposito, appare utile analizzare la c.d. sentenza “Parmesan” della Corte di Giustizia UE del 26 febbraio 2008, C-132/05.

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La procedura per la richiesta di protezione europea. Parte II.

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Riprendiamo il filo del discorso iniziato con lo scorso articolo sulla procedura per richiedere ed ottenere la protezione europea.

In particolare eravamo rimasti alla pubblicazione del parere da parte del Comitato e la successiva fase delle osservazioni da parte dei soggetti interessati. Tale fase culmina, infine, con la trasmissione della domanda alla Commissione UE.

1. La registrazione europea

Come detto, una volta conclusa l’istruttoria in sede nazionale inizia la fase di esame della domanda da parte della Commissione Ue, la quale esaminerà tutta la documentazione pervenuta dallo Stato.

A questo punto, possono verificarsi 3 eventualità:

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Le novità del Mipaaf: i consorzi di tutela dei vini e le disposizioni per l’emissione del documento per il trasporto dei prodotti vitivinicoli

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Come di consueto si riportano le maggiori novità in ambito vitivinicolo apparse sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in ambito vinicolo.

Si registra, in primis, un aggiornamento dell’elenco dei consorzi autorizzati dal Mipaaf alla tutela delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche protette, ai sensi dell’art. 17 del Decreto Legislativo n. 61 del 2010 (clicca qui per consultare l’elenco).

In secondo luogo, è stato approvato un corposo testo normativo con il quale il Ministero ha regolato l’emissione del documento elettronico MVV-E per il trasporto dei prodotti vitivinicoli (clicca qui per consultare l’intero documento); ciò al fine di migliorare la tutela dei prodotti e prevenire le frodi nel settore agroalimentare. Sul punto, occorre specificare come in un primo momento l’emissione del documento in formato elettronico sarà meramente facoltativa, al fine di consentire ai soggetti interessati un graduale approccio al sistema.

Mendace indicazione della composizione del vino e contraffazione di IG e DO: la risposta della Cassazione

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La legge n. 99 del 2009 ha introdotto nel nostro Codice Penale, tra gli altri, l’articolo 517-quater che punisce “chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari” o “chi, al fine, di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte”.

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Un’importante sentenza sulla tutela delle denominazioni di origine protette

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Con questo articolo voglio soffermarmi su una pronuncia di qualche anno fa del Tribunale di Roma ad oggetto la tutela delle denominazioni di origine protette, così come delineate dall’art. 30 del Codice sulla proprietà industriale.

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