La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #luglio18

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Come di consueto le più importanti novità dai principali portali del mondo vinicolo e agroalimentare!

  1. La scarsa trasparenza della filiera agricola aumenta il caporalato (Il Fatto Alimentare, 27.06.2018);
  2. Nasce il marchio di qualità The Grand Wine Tour (Bere il Vino, 05.07.2018);
  3. Sensibilità al glutine non celiaca: ancora tanti dubbi (Il Fatto Alimentare, 02.07.2018);
  4. La nuova agricoltura dei vitigni autoctoni toscani (Oinos, Vivere di Vino);
  5. Accordo tra Consorzio e Repressione frodi per Amarone e vini della Valpolicella (Winenews, 04.07.2018);
  6. Vino e salute: la vite come pianta medicinale (Oinos, Vivere di Vino);
  7. Sale il biologico nel carrello 2018 (Rabachino Blogspot, 04.07.2018);
  8. La vite selvatica come risposta ai cambiamenti climatici che minacciano la viticoltura (Winenews, 04.07.2018);
  9. Acqua minerale: nessuna ragione per preferire le marche a quella del rubinetto (Il Fatto Alimentare, 03.07.2018);
  10. Il Presidente Mattarella sulla necessità del mercato aperta per la tutela del vino italiano (Winenews, 02.07.2018);

La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #giugno18

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Vediamo quali sono le più importanti novità dai principali portali del mondo vinicolo e agroalimentare!

  1. Truffa del San Daniele: gli aggiornamenti (Il Fatto Alimentare, 01.06.2018);
  2. A Salerno un corso di perfezionamento in “Wine Business” (Bere il Vino, 14.05.2018);
  3. Assemblea nazionale Federvini: i temi fondamentali per aumentare il valore del settore vinicolo (Corriere del Vino, 23.05.2018);
  4. Vino: quali sono le differenze e come scegliere il migliore (Il Fatto Alimentare, 01.06.2018);
  5. Enoturismo in Sicilia: innovazione, passione, cultura (Bere il Vino, 13.05.2018);
  6. Politica e Agricoltura: il contratto di Governo (WineNews, 01.06.2018);
  7. Falso made in Italy: sale a 100 miliardi! (Rabachino Blogspot, 31.05.2018);
  8. Tecnologia e tracciabilità: alleanza che funziona tra produttori e consumatori (WineNews, 01.06.2018);
  9. TripAdvisor: recensioni false e ristoranti inesistenti (Il Fatto Alimentare, 30.05.2018);
  10. Quando il valore della marca conta (Bere il Vino, 10.05.2018);

Sicurezza e igiene nelle cantine: tutto quello che c’è da sapere. Parte II

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Riprendiamo l’ampio capitolo iniziato nel mese di marzo relativo alle norme igienico-sanitarie che caratterizzano le cantine e lo facciamo affrontando il tema dei requisiti dei locali e delle attrezzature.

Ebbene, i locali, gli impianti, gli utensili utilizzati all’interno degli stabilimenti devono essere sottoposti a delle specifiche operazioni di ordinaria e straordinaria pulizia.

Essi, infatti, dopo essere stati accuratamente lavati e disinfettati devono essere risciacquati abbondantemente con acqua potabile per far sì che venga eliminato qualsiasi tipo di residuo dannoso per la salute.

Inoltre, all’interno delle cantine possono trovare spazio solo sostanze che sono state ammesse dalla legislazione nazionale ed europea (sul punto, si veda artt. 21 e 22, T.U. del vino).

Per quel che riguarda poi i recipienti destinati a contenere gli alimenti ma che ancora non sono stati utilizzati a tale scopo, devono riportare la frase: “per contatto con i prodotti alimentari” (o altro tipo di dizione affine), il nome e la sede dell’azienda produttrice, nonché qualsiasi tipo di indicazione che permetta la loro rintracciabilità e il ritiro nel caso dovessero sorgere problematiche connesse al loro impiego.

In ordine, infine, ai depositi, essi devono possedere caratteristiche di costruzione ed impianti che siano idonei a soddisfare le esigenze di buona conservazione degli alimenti.

Un ulteriore aspetto fondamentale è costituito dalle norme igieniche che regolano il personale. Gli addetti alla preparazione delle sostanze alimentari, infatti, devono indossare adeguati indumenti di colore chiaro e cuffie che contengano i capelli. Inutile specificare come tutti gli indumenti e gli accessori su indicati debbano essere in uno stato di assoluta pulizia, così come il personale deve curare in maniera molto scrupolosa la propria igiene personale al fine di evitare contaminazioni dei prodotti lavorati.

A questo punto, il prodotto alimentare – nel nostro caso, il vino – è stato prodotto secondo le migliori tecniche enologiche e nel rispetto delle norme igieniche che regolano il settore: occorre, quindi, trasportarlo verso i luoghi in cui verrà venduto.

Ecco che, in questo senso, il legislatore ha dettato tutta una serie di norme che regolano anche il micro-settore del trasporto delle sostanze alimentati. In questa sede basti sapere che anche i mezzi che trasportano le sostanze alimentari sono soggetti a stringenti regole in relazione ai loro requisiti. Infatti, è necessario che tali mezzi siano conformi ai requisiti igienici prescritti dalla legge (Reg. CE 852/04) per evitare la contaminazione o alti danni agli alimenti.

Inoltre, se i mezzi sono adibiti al trasporto di più tipologie di prodotti alimentari sarà necessario che, tra un carico e l’altro, gli ambienti del mezzo vengano adeguatamente ripuliti per evitare rischi di contaminazione.

Le cisterne, stante il fatto che sono destinate ad entrare in contatto diretto con il prodotto alimentare, devono essere accompagnate da una dichiarazione di conformità fornita dal costruttore; tale dichiarazione dovrà essere esibita ogni qual volta gli organi di controllo (polizia stradale, carabinieri, ecc.) ne facciano richiesta e in caso di assenza saranno presi dei provvedimenti di natura prevalentemente amministrativa volti, in prima battuta, ad evitare la circolazione del mezzo.

Infine, al termine di ciascun scarico – e prima di effettuare un nuovo carico – il mezzo deve essere adeguatamente ripulito mediante l’utilizzo di acqua potabile.

Una volta messo in commercio il prodotto potrebbe risultare, in qualsiasi modo, dannoso per la salute del consumatore e, al fine di evitare l’aggravarsi della situazione, sarà necessario procedere con il ritiro della merce difettata: in questo senso un ruolo determinante è attribuito alla tracciabilità e rintracciabilità del prodotto alimentare.

Prevista dal Reg. CE 178/02 quale elemento fondante il commercio delle sostanze alimentari, la rintracciabilità può essere definita come la possibilità di riuscire in ogni momento ad individuare il luogo in cui si trova l’alimento. La tracciabilità, invece, fa riferimento ai vari passaggi della filiera compiuti dall’alimento o dalla sostanza impiegata per la produzione dell’alimento.

Per quel che riguarda il vino, la legge garantisce elevati standard di tracciabilità e rintracciabilità. Ebbene, tali regole sono talmente elevate che proprio la Commissione europea si è pronunciata nel senso di non applicare il predetto regolamento al settore vitivinicolo italiano, poiché le norme interne offrono un grado di tutela perfino superiore di quelle sovranazionali (sul punto, si veda la nota del Mipaaf, 03.02.2005, prot. NF 349).

Un breve accenno, infine, deve essere fatto riguardo alla “ISO 9000”. Tale dizione indica un sistema di norme e linee guida redatte dalla Organizzazione internazionale per la normazione finalizzato ad assicurare che i processi aziendali siano contraddistinti da specifici livelli di efficacia ed efficienza nella realizzazione del prodotto, al fine di massimizzare il più possibile il grado di soddisfazione del cliente.

Come si ottiene la certificazione “ISO 9000”?

Innanzitutto, è necessario che l’azienda – affiancata da un professionista – rediga un apposito manuale in cui elenca le varie attività aziendali e i relativi processi produttivi; a questo punto, dovrà presentare domanda ad un organismo di certificazione corredata dal suddetto manuale, che verrà esaminato dall’organismo. Tale ente certificatore potrà, inoltre, chiedere integrazioni o modifiche del manuale, dopodiché procederà alla vera e propria verifica ispettiva per verificare in concreto il rispetto e l’attuazione dei processi descritti nella domanda.

Laddove l’esito della verifica sia positivo verrà rilasciata la certificazione, la quale avrà una durata limitata nel tempo e dovrà, pertanto, essere rinnovata periodicamente. Per di più nell’arco di questo periodo di validità potranno verificarsi nuove ispezioni “a sorpresa” tese a verificare il permanere dei requisiti inizialmente accertati; nel caso di esito negativo, la certificazione potrà essere revocata nonostante non sia ancora decorso il termine di validità.

La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #Aprile18

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Come ogni mese si riportano gli articoli più importanti dei periodici del settore vitivinicolo e agroalimentare.

BUONA LETTURA!

  1. L’Avv. Gabriele Brandi sul tema dell’uso delle denominazione protetta in ambito vitivinicolo (Bere il Vino, 17.02.2018);
  2. Le sfide del nuovo Governo in ambito vinicolo: il punto (Wine News, 26.03.2018);
  3. Toscana regione più presente nel commercio online di vini (I Grandi Vini, 16.03.2018);
  4. Confcooperative non firma le proposte dei produttori UE sull’etichettatura (Bere il Vino, 09.03.2018);
  5. Giustizia europea: “la mafia si siede a tavola” non può essere un marchio europeo per la ristorazione (Il Fatto Alimentare, 22.03.2018);
  6. Vino, turismo e mobilità green: il punto di Repower e Seminario Veronelli (Bere il Vino, 26.03.2018);
  7. Curiosità: l’Italia è il primo Paese in Europa per il consumo di acqua in bottiglia (Il Fatto Alimentare, 26.03.2018);
  8. Il “Protocollo sostenibile” del Consorzio della Vernaccia (Wine News, 20.03.2018);
  9. Lezione sul Chianti Classico ad Harvard (I Grandi Vini, 15.03.2018);
  10. Via libera al marchio “Prodotto di montagna” (Il Fatto Alimentare, 20.03.2018).

Sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione: inevitabilità della sanzione penale?

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Tra le tematiche che negli ultimi anni hanno attirato maggiormente l’attenzione degli operatori del settore alimentare – e quindi anche vitivinicolo – vi è sicuramente quella della conservazione delle sostanze e dei prodotti destinati al consumo.

Ciascun operatore, infatti, è tenuto oggi a rispettare regole estremamente rigide riguardo all’impiego delle sostanze alimentari, sia esse destinate alla vendita o alla preparazione di ulteriori prodotti.

Sul punto, la legge di riferimento è la 283 del 1962, ed in particolare l’art. 5 che vieta e sanziona l’impiego di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, alterate o con caratteristiche tali da costituire un pericolo per i consumatori; si tratta, peraltro, di una disposizione che occorre sempre tenere ben presente poiché laddove ne venga riscontrata la violazione l’operatore andrà incontro ad un illecito di natura penale con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Ma in concreto quando può dirsi sussistente l’illecito previsto dall’art. 5?

La Corte di Cassazione ha nel corso del tempo ampliato notevolmente i casi che possono comportare la violazione della norma in questione; si è giunti, pertanto, a sanzionare comportamenti anche solo potenzialmente a rischio per la salute dei consumatori. Muovendosi su questo tracciato la Cassazione ha recentemente condannato un operatore alimentare che aveva somministrato pietanze in stato di alterazione, nonostante tale stato fosse palesemente riconducibile al solo comportamento del fornitore. Ebbene, la Cassazione non ha fatto sconti, ritenendo che sussista in capo al distributore finale uno specifico dovere di vigilanza sullo stato dei prodotti[1].

Dovere di vigilanza che sussiste anche con riferimento a prodotti confezionati all’estero ed importati sul territorio nazionale: gli operatori italiani, infatti, dovranno verificare ed assicurarsi prima di avviare la commercializzazione del prodotto che lo stesso sia conforme ai requisiti stabiliti dalla legge italiana, poiché in caso contrario risponderanno del reato previsto dall’art. 5[2].

In ambito vinicolo, infine, è stata riconosciuta la violazione della norma nel caso di aggiunta ad un vino di acqua, poiché tale trattamento comportava l’alterazione della naturale composizione del prodotto[3]; e ciò, si badi bene, a prescindere dalla nocività del prodotto così ottenuto.

In conclusione, laddove si verifichi qualsiasi tipo di alterazione o contaminazione dei prodotti alimentari tali da generare un rischio per la salute dei consumatori, i soggetti che hanno posto in commercio tali sostanze risponderanno dell’illecito in maniera pressoché automatica, anche se concretamente non si sia verificato alcun danno alla salute dei consumatori medesimi.

[1] Cass. pen., 12.01.2018, n. 916;

[2] Cass. pen., 28.02.2017, n. 19604, rv. 270142;

[3] Cass. pen.,23.10.2013, n. 46183.

 

La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #Marzo18

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Come ogni mese si riportano gli articoli più importanti dei periodici del settore vitivinicolo e agroalimentare.

BUONA LETTURA!

  1. Un’importante scoperta scientifica sulle piante di vite resistenti alla peronospora (WineNews, 26.02.2018);
  2. Wine Job: le prospettive lavorative nel mondo del vino (I Grandi Vini, 26.02.2018);
  3. Irregolare il 45% degli operatori del settore della carne: rapporto annuale dell’Ispettorato per la repressione delle frodi agroalimentari (Il Fatto Alimentare, 26.02.2018);
  4. Birrificio artigianale del Valdarno: quando la ricetta birraia incontra la ricetta culinaria (I Grandi Vini, 19.02.2018);
  5. La Francia vieta le gabbie per le galline ovaiole (Il Fatto Alimentare, 26.02.2018);
  6. Enoturismo: senza impegno politico non c’è crescita (Bere il Vino, 14.02.2018);
  7. Il Ministro Maurizio Martina traccia il bilancio di mandato (WineNews, 21.02.2018);

Sicurezza e igiene nelle cantine: tutto quello che c’è da sapere. Parte I.

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Oggi parlerò di un argomento centrale nella “vita” di qualsiasi azienda vinicola e che nessun produttore può permettersi di ignorare nel momento in cui decide di intraprendere tale attività: l’igiene e la sicurezza delle cantine.

Affronterò questo tema mediante plurimi interventi che si succederanno nel corso delle prossime settimane stante l’ampiezza del tema, cercando di fornire le informazioni maggiormente rilevanti dalle quali non si può assolutamente prescindere.

In via preliminare occorre rilevare che il tema dell’igiene e sicurezza all’interno delle aziende vitivinicole si innesta all’interno del più generale e articolato complesso di norme concernenti la sicurezza e l’igiene in materia alimentare. Peraltro, tale tema non solo è presente all’interno della legislazione nazionale ma – come già anticipato in alcuni articoli precedenti – altresì in quella europea, che detta tutta una serie di criteri affinché i prodotti alimentari possano dirsi sicuri; secondo le norme europee, infatti, un prodotto alimentare può definirsi sicuro quando è stato realizzato in conformità alle norme nazionali del singolo Stato che si è occupato della produzione. Tale disciplina dovrà, tuttavia, rispettare i principi generali fissati a livello europeo nell’ottica di evitare qualsivoglia rischio per la salute per i cittadini.

La principale finalità, infatti, a cui si ispirano le norme igieniche in tema di alimenti è quella di evitare l’alterazione o la contaminazione dei prodotti; segnatamente al settore vitivinicolo le misure igieniche fanno, tuttavia, maggiore riferimento alle fasi successive a quella della alla raccolta delle uve, quali ad esempio la vinificazione, il confezionamento, lo stoccaggio, il trasporto, la vendita, ecc.).

Ma quali sono gli strumenti per poter attuare correttamente le norme igieniche-sanitarie? Chi vigila su tale rispetto? Ed ancora, quali misure devono adoperarsi nel caso si verifichino delle violazioni?

Il concetto chiave è quello di autocontrollo, ispirato ai criteri del Regolamento CE 852/2004.

In altre parole, è la stessa azienda che pone in essere il controllo in ordine al rispetto delle norme igieniche in materia alimentare.

Vi è però un’ulteriore condizione affinché tale controllo possa essere esplicato dalla stessa azienda: ossia che la stessa abbia ottenuto l’autorizzazione sanitaria.

A questo punto, l’azienda adotterà un vero e proprio protocollo interno – il celeberrimo Haccp – attraverso il quale dovrà tenere costantemente monitorati tutti i maggiori fattori di rischio che possono interessare le varie fasi di lavorazione del prodotto, sancendo le misure igieniche da applicarsi, nonché le misure volte alla prevenzione ed eliminazione dei rischi e predisponendo, infine, opportune verifiche periodiche.

Per quel che riguarda il contenuto dettagliato delle singole norme igieniche si rimanda all’allegato al Regolamento.

Vi sono particolari regole in ambito vinicolo? Ebbene, segnatamente al settore vitivinicolo si evidenzia la presenza del Manuale di corretta prassi igienica per il settore enologico, documento elaborato su iniziativa di Unionvini, Federvini e Assoenologi e avvallato dal Ministero della Salute, all’interno del quale è possibile consultare le best practices da attuare all’interno di ciascuna azienda vitivinicola in conformità alle norme igieniche di settore. A titolo di esempio si segnala la necessità di evitare contaminazioni degli attrezzi e dei macchinari attraverso la predisposizione di periodiche operazioni di ripulitura, l’allontanamento dei rifiuti da lavorazione per evitare il proliferare di agenti infestanti, nonché l’utilizzo di acqua potabile per la ripulitura di tutti i materiali. Specifiche prescrizioni vengono poi dettate al fine di evitare il proliferare dell’Ocratossina A specie in presenza di zone climatiche più calde.

Sono previsti, inoltre, stringenti oneri a carico degli operatori del settore, i quali dovranno dichiarare alle competenti autorità ciascuno stabilimento posto sotto il proprio controllo all’interno del quale avviene una fase qualsiasi del processo produttivo. In caso contrario, le sanzioni per tale omissione si attestano sino a 9.000 €.

All’interno di questo articolato sistema di prescrizioni igienico-sanitarie un ruolo assolutamente centrale è attribuito alla autorità sanitaria; infatti, è ad essa che competono i controlli sugli stabilimenti di produzione e confezionamento delle sostanze alimentari. Detti stabilimenti dovranno, pertanto, essere provvisti di locali separati o distinti sia per il deposito delle materie prime, sia per la produzione delle sostanze destinate all’alimentazione, sia per il deposito dei prodotti finiti, nonché per la detenzione delle sostanze non destinate all’alimentazione. I locali dovranno, per di più, essere strutturati in maniera tale da agevolarne la pulizia e avere un’ampiezza tale da evitare il sovraffollamento del personale e/o delle materie prime. Superfluo appare, inoltre, rilevare come la legge sancisca l’esigenza di evitare in qualsiasi modo la presenza sui predetti luoghi di roditori e di altri animali o insetti.

Anche in questo caso sono stabilite regole specifiche per i vini, gli aceti, i liquori e le acquaviti: in questi casi, infatti, l’autorità sanitaria potrà prescrivere requisiti diversi con riferimento ai locali di conservazione e invecchiamento.

 

 

 

 

L’imbottigliamento dei vini d’origine: le norme UE e il T.U. del vino

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In tema di imbottigliamento di vini d’origine si sono registrati nel corso del tempo vari filoni di pensiero, elaborati per lo più a livello europeo.

Sul punto, il tema maggiormente dibattuto concerne la possibilità (o meno) di procedere all’imbottigliamento dei vini al di fuori delle zone di produzione o comunque rispettando i limiti territoriali stabiliti da ciascun disciplinare di produzione.

E’ evidente come la risposta a tale quesito risulti determinante e costituisca un pilastro fondamentale per l’attività di qualsiasi operatore vinicolo.

Ebbene, tralasciando quelle che sono state le varie interpretazioni fornite a livello europeo, ad oggi la Corte di Giustizia è incline nel ritenere come sia possibile prevedere l’obbligo di imbottigliare un determinato vino in una zona delimitata, poiché la restrizione alla libera circolazione di quel bene che inevitabilmente viene a crearsi in siffatte ipotesi, appare giustificato ai fini della tutela del diritto di proprietà industriale e commerciale all’interno del quale rientrano le denominazioni d’origine (Corte di Giustizia CE, 16.05.2000, n. C-388/95).

In altre parole, la Corte afferma come l’imbottigliamento nella zona di produzione assicuri la qualità e la conservazione delle peculiari caratteristiche del prodotto, in un’ottica di tutela della denominazione d’origine di ciascun vino.

Cosa prevede la legge in Italia?

Per quel che riguarda il nostro Paese occorre far riferimento all’art. 35 T.U. del vino, norma interamente dedicata ai disciplinari di produzione. L’art. 35 stabilisce, infatti, la possibilità di inserire l’obbligo di imbottigliamento in una zona delimitata al ricorrere di determinate condizioni:

  • la delimitazione della zona di imbottigliamento deve corrispondere a quella della zona di vinificazione o elaborazione, ivi comprese le eventuali deroghe;
  • la richiesta della misura restrittiva deve essere rappresentativa di almeno il 66% della superficie dei vigneti oggetto di dichiarazione di produzione nell’ultimo biennio;
  • nel caso si debba introdurre tale misura come modifica ad un disciplinare già operativo, la richiesta dovrà essere avvallata da un numero di produttori che rappresentano almeno il 51% della produzione imbottigliata nell’ultimo biennio

Cosa accade, invece, se un’impresa che operava l’imbottigliamento si ritrova al di fuori della zona delimitata a seguito di successve modifiche al disciplinare?

In questo caso è concessa alla medesima azienda di continuare ad operare in deroga, previa presentazione di apposita istanza al Ministero; tale istanza dovrà contenere la prova di aver effettuato attività di imbottigliamento di vini DOP e IGP per almeno 2 anni, anche se non continuativi, nei 5 anni precedenti all’entrata in vigore della modifica.

Tirando le fila del discorso, è evidente come tale disciplina relativa alla delimitazione delle zone di imbottigliamento – nata per permettere di esercitare tali operazioni in conformità ai principi dettati a livello europeo (ma pur sempre in via del tutto eccezionale) – ha finito per operare in maniera del tutto regolare all’interno del nostro Paese e ciò inevitabilmente finisce per provocare tutta una serie di problematiche afferenti al principio della libera circolazione delle merci e alla libera prestazione di servizi.
Trattasi, peraltro, di temi assolutamente centrali nel sistema normativo vitivinicolo: pertanto, nel caso vi fosse l’esigenza di approfondire il tema o di avere maggiori informazioni inviatemi una mail senza alcun impegno.

Chi è competente ad irrogare le sanzioni previste dal Testo Unico del vino?

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L’argomento di cui tratterò in questo articolo fa riferimento ad un provvedimento del Mipaaf di circa un anno fa, tuttavia ritengo che sia di cruciale importanza per le dinamiche di ciascuna azienda del settore vinicolo.

Mi riferisco al Decreto Ministeriale del 12 Gennaio 2017, con il quale sono stati individuati i soggetti competenti ad irrogare le sanzioni previste all’interno del Testo Unico del vino.

Vediamo perché è così importante conoscere questo documento e quali effetti potrà avere sulla vita di ciascun produttore.

Il Decreto assumerà rilevanza cruciale allorquando gli ispettori dell’ICQRF rileveranno alcune attività in (presunto) contrasto con la normativa del settore vitivinicolo ed intendano, pertanto, procedere con l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria all’azienda.

Diamo uno sguardo, innanzitutto, al testo del provvedimento e cerchiamo di riassumerlo in maniera schematica.

I primi soggetti a cui si fa riferimento sono i Direttori degli Uffici territoriali dell’ICQRF, i quali avranno il potere di comminare sanzioni alle aziende vitivinicole nei seguenti casi:

  • Violazione di norme previste dal Titolo VII del Testo Unico del vino, laddove l’importo massimo della sanzione non superi i 50.000€ 

In questa ipotesi è bene specificare che se la sanzione prevede una cornice edittale si dovrà guardare all’importo massimo astrattamente previsto (si pensi, ad esempio, all’art. 70, c. 1, che prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 300 a euro 3.000); diverso il caso in cui la sanzione debba essere determinata in maniera proporzionale, poiché si dovrà fare riferimento al calcolo eseguito in concreto (si faccia il caso di una violazione dell’art. 71, c. 1, in cui si prevede una sanzione di euro 500 per ogni ettolitro di prodotto sofisticato: in questo caso è evidente che il massimo della sanzione rilevante ai fini della competenza dovrà determinarsi moltiplicando la somma di euro 500 per la quantità di prodotto riscontrata).

  • Art. 79, commi 3 e 4, Testo Unico del vino (Piano dei controlli)
  • Art. 81, commi 2 e 3, Testo Unico del vino (Tutela dei consorzi incaricati dei controlli)

Nei due casi appena specificati la competenza è espressa dalla legge in maniera tassativa senza alcun tipo di vincolo di natura quantitativa: se si ricade in una di queste ipotesi la competenza scatta in maniera automatica.

In secondo luogo, il Decreto individua e disciplina la competenza del Direttore Generale della DG – VICO. La competenza, in questo riguarderà i seguenti casi:

  • Sanzioni amministrative pecuniarie di importo superiore a 50.000€ 

In questo casi i parametri per la determinazione degli importi restano quelli già indicati.

  • Elenco tassativo di norme del Testo Unico del vino

Anche in tali ipotesi il provvedimento individua tutta una serie di infrazioni alle quali consegue l’automatica competenza del DG -VICO per l’irrogazione delle relative sanzioni.

Detto ciò, vediamo perché la conoscenza di tali disposizioni risulta assolutamente necessaria per ogni buon operatore vitivinicolo.

E’ presto detto, un errore da parte degli organi accertatori in merito al proprio riparto di competenze costituisce il primo motivo per il quale una sanzione apparentemente legittima può essere impugnata e di conseguenza annullata, senza neppure entrare nel merito della questione!

A questo punto, ciascuno di voi comprenderà come il tema dei vizi dei verbali di accertamento e contestazione emessi dalle Autorità pubbliche sia di cruciale importanza, poiché se compreso e conosciuto è potenzialmente idoneo a mandare a monte qualsiasi tipo di verbale di accertamento. Inoltre, i vizi che si possono riscontrare riguardano non solo le tematiche appena descritte ma coinvolgono tutta un’altra serie di ipotesi, sulle quali avrò modo di tornare nei prossimi articoli.

Per chi volesse, infine, leggere l’intero documento del Mipaaf si rimanda al seguente link.

Le violazioni in tema di potenziale vitivinicolo: il commento

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Di seguito riporto il link per leggere un mio articolo scientifico recentemente apparso sul numero di gennaio-febbraio 2018 della rivista “Diritto e giurisprudenza agraria alimentare e dell’ambiente”.

Si tratta di un commento alla norma dell’art. 69 del T.U. del vino concernente l’impatto di natura penale che la stessa potrà avere nella prassi quotidiana, laddove venga correttamente interpretata dagli organi ispettivi.

Siccome il contenuto dell’articolo è piuttosto tecnico e, pertanto, inusuale a questo blog, non esitate a contattarmi nel caso di maggiori spiegazioni o nel caso aveste dubbi al riguardo.

Buona lettura!