La circolare ministeriale sul D. Lgs. 231/2017

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Nella Gazzetta Ufficiale n. 329 Serie Generale del 8 febbraio 2018 è stato pubblicato il Decreto Legislativo del 15 dicembre 2017, n. 231, recante la disciplina sanzionatoria per le violazioni in materia di etichettatura dei prodotti alimentari prevista dal regolamento (UE) n. 1169/2011, nonché l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento e della Direttiva 2011/91/UE.

Si tratta di un documento assolutamente importante perché chiarisce alcuni aspetti interpretativi della legge, ponendo altresì l’attenzione e risolvendo i rapporti con la precedente disciplina in materia.

Per leggere il testo integrale della circolare clicca qui

Torna l’obbligo di indicare in etichetta la sede di produzione dell’alimento: cosa prevede la legge?

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Una delle esigenze maggiormente sentite nel nostro Paese è sicuramente quella relativa all’informazione sulla provenienza dei prodotti alimentari, anche in considerazione dell’estrema rilevanza che l’industria del settore ricopre all’interno dell’economia nazionale.

E’ proprio su queste considerazioni che il nostro legislatore ha deciso di introdurre nuovamente l’obbligo di indicare nell’etichetta dei prodotti alimentari la sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

Si tratta, come evidente, di un provvedimento che se da un lato tende a fornire maggiori informazioni al consumatore, nell’ottica di offrire una tutela sempre più accentuata nei confronti di quest’ultimo, dall’altro genera ed implementa notevolmente gli oneri per i produttori e gli operatori dell’industria del settore alimentare.

IL CONTENUTO

Ebbene, il D. Lgs. 145/2017 per quel che riguarda le definizioni di “alimento”, “impresa alimentare”, “operatore del settore alimentare”, “consumatore finale” e “alimento preimballato” fa esplicito riferimento alla normativa europea, in particolare al Regolamento (CE) n. 178/2002 e al Regolamento (UE) n. 1169/2011.

Come anticipato, all’art. 3 viene esplicitato l’obbligo di indicare sull’etichetta dei prodotti alimentare preimballati e destinati al consumatore finale o alla collettività la sede di produzione o, se diversa, di confezionamento.

Al comma 2 si fa, invece, riferimento a tutti quegli alimenti che vengono commercializzati e che saranno oggetto di successive trasformazioni: in questo caso l’indicazione della sede di produzione o confezionamento può essere indicata anche sui documenti commerciali, purché accompagnino l’alimento o siano stati inviati prima o contestualmente alla consegna.

All’art. 4, invece, vengono dettate tutta una serie di indicazioni concernenti la corretta indicazione della sede di produzione o confezionamento, nonché i casi in cui la stessa può essere omessa.

LE SANZIONI

L’art.5 prende in considerazione il trattamento sanzionatorio in caso di inosservanza delle disposizioni contenute nel decreto legislativo in questione. In questo caso la competenza ad irrogare le sanzioni è attribuita al Dipartimento dell’ICQRF territorialmente competente.

Il dato interessante è che in ogni singola ipotesi sanzionatoria viene apposta la clausola di riserva “salvo che il fato costituisca reato”; ciò potrebbe condurre, come già esplicato nel mio articolo sulla Rivista DGA, ad una paralisi di fatto del sistema sanzionatorio amministrativo, ravvisandosi in ciascuno di questi casi gli estremi per un’eventuale sanzione di natura penale.

ENTRATA IN VIGORE

Il presente decreto legislativo è stato pubblicato in G.U. il 7 ottobre 2017, pertanto ai sensi dell’art. 8 la sua applicazione decorrerà a partire dal giorno 5 aprile 2018; da quella data tutti gli operatori dell’industria alimentare saranno tenuti ad osservarne la disciplina. Ovviamente i prodotti che fino a questo momento sono stati immessi sul mercato o commercializzati sulla scorta della previgente normativa potranno continuare ad essere commercializzati sino ad esaurimento delle scorte.

Le novità del Mipaaf: tariffario di analisi ICQRF e autorizzazioni per gli impianti viticoli

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In un’ottica finalizzata all’aggiornamento costante degli operatori del settore vitivinicolo, si segnala ai lettori come il Mipaaf abbia recentemente approvato due diversi provvedimenti che in questa sede pare opportuno segnalare.

In data 15.02.2018 sono stati pubblicati, infatti, i nuovi tariffari per le analisi eseguite nei laboratori dell’ICQRF. Per il testo del provvedimento clicca qui.

In data 13.02.2018 sono state pubblicate, invece, le modifiche al D.M. 12272/2015 relativo al sistema delle autorizzazioni per gli impianti viticoli in attuazione del Regolamento (UE) 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio. Per il testo del provvedimento clicca qui.

Buon aggiornamento!

Le linee guida approvate dal Mipaaf per lo sviluppo dell’Agricoltura di Precisione in Italia

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Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha approvato con Decreto del 22.12.2017 un documento di assoluto interesse per tutti gli operatori del settore vitivinicolo e concernente le linee guida per favorire lo sviluppo dell’Agricoltura di Precisione (AdP) anche nel nostro Paese.

Di seguito si riporta lo stralcio del documento relativo al solo settore vitivinicolo, finalizzato all’ottimizzazione dell’efficienza produttiva e qualitativa, alla riduzione dei costi aziendali, all’ottimizzazione degli input, in un’ottica volta a contenere il più possibile l’impatto ambientale, nonché finalizzata alla creazione di opportunità imprenditoriali come aziende di consulenza, contoterzismo e innovation broker. 

“[…] La filiera viti-vinicola è quella con il maggiore ed avanzato sviluppo dell’AdP. Ciò deriva essenzialmente da alcuni fattori di forza del nostro sistema di ricerca e dalla vivacità tecnico-culturale del settore, ma specialmente per le tecnologie innovative proprie dell’AdP che possono offrire soluzioni applicative particolarmente in linea con quelle che sono le attuali richieste del comparto. Proprio in viticoltura, infatti, la massimizzazione del reddito avviene specialmente attraverso l’aumento del valore del prodotto (ovvero della sua qualità). L’uva e il vino di qualità sono l’espressione e la sintesi del territorio di provenienza e qualsiasi azione volta a caratterizzare ulteriormente il territorio per supportare un intervento mirato, accresce la qualità e la caratterizzazione del prodotto finale. Nella viticoltura, soprattutto in collina, all’interno del medesimo vigneto si trovano aree con diversa composizione e struttura del terreno, umidità, radiazione e microclima: a queste diversità la coltura risponde di conseguenza, evidenziando differenti stati di espressione fisiologica, riassumibili nella stima del vigore vegetativo. In viticoltura, le mappe di vigore possono essere utilizzate per effettuare scelte vendemmiali (a livello di vigneto o di comprensorio) e fornire la possibilità di compiere operazioni colturali non in maniera generalizzata ma mirata, sia spazialmente che temporalmente (es. vendemmia di precisione). Le mappe tematiche di interesse del viticoltore possono essere le più svariate e riguardare le rese per superficie, acidità, zuccheri, polifenoli, antociani, ecc. Dal punto di vista operativo le finalità che si propone la viticoltura di precisione sono molteplici, quali: gestione dell’eterogeneità dei vigneti attraverso la concimazione differenziata di varie porzioni del vigneto (Vrt); riduzione dei costi e dell’impatto ambientale dei trattamenti fitosanitari attraverso irroratrici a rateo variabile; gestione differenziata delle potature verdi e delle sfogliature a seconda della vigoria e delle esigenze microclimatiche; uniformità dei lotti di uve alla raccolta (vendemmia selettiva). In viticoltura di precisione si prevede che la prospettiva futura più importante per uno sviluppo di questo settore sia l’utilizzo di sensori di rilevamento ad alta definizione, che possono essere montati su sistemi avionici (aereo ad ala fissa) dotati di pilota o completamente automatici (UAV). Il Mipaaf, tramite un progetto sperimentale della RRN ha già effettuato dei test operativi con droni multispettrali e termici anche su aziende viticole specializzate, ottenendo risultati cartografici e relativi indici di vigore vegetativo a grandissima scala. Per queste finalità si possono considerare i seguenti sensori: 1. sensore iperspettrale visibile ed infrarosso, spettro da 350 nm a 1000 nm; 2. sensore iperspettrale NIR/SWIR (soggetto a normative militari), spettro da 1000nm a 2700nm; 3. sensore Synthetic Aperture Radar – SAR (consente di produrre immagini ad alta risoluzione di oggetti e del terreno). Il sistema SAR è in grado di operare in modo efficace durante il giorno, di notte e in condizioni di scarsa visibilità, in presenza di nuvole, nebbia, fumo, e precipitazioni (soggetto a normative militari); 4. sensore FIR range spettrale 7,5-14 micron. Il sensore FIR completa la gamma dei sensori utilizzati per la ricerca delle anomalie e permette di discriminare, tramite un’immagine ad alta risoluzione, variazioni di temperatura molto piccole. Tutti i dati rilevati dai sensori devono essere georeferenziati e corretti per eliminare anomalie di acquisizione da parte delle componenti elettroniche. Utilizzando i sensori iperspettrali, per ogni porzione di territorio (circa 1 ettaro) è possibile generare un DataCube formato da centinaia di immagini, una per ogni porzione di frequenza dello spettro. Inseriti in un database, i dati vengono elaborati tramite un sistema ad intelligenza artificiale che esamina le informazioni e le confronta anche con i dati storici residenti nello stesso database. Il sistema ad intelligenza artificiale impara e abbina alle firme spettrali delle anomalie, gli esiti degli interventi correttivi e, nel tempo, il sistema si rende sempre più autonomo ed in grado di determinare automaticamente gli opportuni interventi. Il risultato delle analisi operate, sia che venga prodotto automaticamente dal sistema, o che sia determinato dall’analisi degli esperti, provoca come risultato una serie di interventi sul territorio, mediante l’impiego di robot di terra oppure mediante l’intervento tradizionale limitato alla porzione di superficie/pianta/porzione di pianta, da gestire. Una potente architettura Cloud Computing elabora tutte le informazioni, le immagazzina e le rende fruibili agli esperti. I possibili obiettivi di un sistema come quello descritto sono i seguenti:

• Verifica giornaliera dello stato idrico della coltura e intervento mirato, tramite nuovi sistemi di irrigazione parcellizzati, solo nelle porzioni con primi sintomi di carenza idrica.

• Verifica dello stato di maturazione dell’uva per grandi comprensori o aziende. Possibilità di vendemmia differenziata nel tempo e nello spazio.

• Previsioni produttive (è un servizio utilissimo per cantine sociali, grandi aziende, consorzi). Tutti i modelli sino ad ora utilizzati hanno dato risultati di errore intorno al 10%, non accettabili per i mercati.

• Stato sanitario del vigneto (permette di intervenire ai primi sintomi di malattie del legno (mal dell’esca), giallumi (Flavescenza dorata) estirpando le piante fonte di infezione. Per le malattie fungine (peronospora e oidio) è da verificare l’efficacia di interventi al vigneto mirati e tempestivi.

• Rilievo danni da avversità atmosferiche (es. grandine, scottature).

• Stato nutritivo delle colture e interventi mirati di concimazione specifica per coltura ed elemento minerale.

• Verifica per gli organismi di controllo della corrispondenza varietale/vigneto, registro B1. […]”

Per ulteriori approfondimenti sul tema si rinvia al contenuto dei documenti presenti sul sito istituzionale del Mipaaf al seguente indirizzo:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12069