I controlli di conformità al disciplinare di produzione

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Nello scorso articolo avevamo definito il disciplinare di produzione e ne avevamo analizzati i requisiti obbligatori e facoltativi previsti sia dalle norme europee che nazionali.

Vediamo adesso come sono strutturati i controlli di conformità da parte dei vari organismi di controllo.

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Novità dal Mipaaft: Registro aiuti di Stato SIAN, spesa ammissibile a contributo per colture vegetali e Bollettino ICQRF Cantina Italia

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Di seguito le maggiori novità raccolte direttamente dal sito istituzionale del Mipaaft:

  1. Le linee guida sull’utilizzo del Registro aiuti di Stato SIAN
  2. Procedura di calcolo della spesa ammissibile a contributo per le colture vegetali 
  3. ICQRF – Cantina Italia bollettino n. 16

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Il disciplinare di produzione: natura e struttura

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1. COS’E’ IL DISCIPLINARE DI PRODUZIONE

Il disciplinare di produzione rappresenta uno strumento che “stabilisce i parametri minimi che conferiscono determinati connotati al prodotto affinché possa venire identificato nella sua fisionomia tradizionale conosciuta”.

Si tratta, infatti, di un sistema di regole tecniche che sono prodotte dall’autorità pubblica con il contributo dei rappresentati di categoria, di esperti del settore vinicolo e di tutti coloro che sono interessati a sfruttare a livello economico la denominazione.

Ad oggi il disciplinare è un prodotto della Commissione UE che è competente alla sua approvazione; tuttavia, l’efficacia del disciplinare si sviluppa non solo nei confronti dei soggetti appartenenti allo Stato in cui la denominazione viene prodotta, ma altresì a tutti i cittadini dell’Unione Europea.

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La produzione del “vino biologico”

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  1. UN SETTORE IN COSTANTE ESPANSIONE

Il termine “biologico” in ambito agro-alimentare fa riferimento, in primis, ad un sistema globale di gestione dell’azienda e della produzione alimentare che unisce non solo le migliori pratiche ambientali, ma anche la salvaguardia e il corretto sfruttamento delle risorse naturali, nonché l’utilizzo in larga parte di prodotti e procedimenti naturali.

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La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #settembre18

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Il mese di settembre riparte con importanti notizie dall’area vinicola!!

BUONA LETTURA!

  1. Menzioni Geografiche Aggiuntive: ne parla Giovanni Manetti (WineNews, 17.09.2018);
  2. Federdoc aderisce alla federazione mondiale ORIGin (WineNews, 12.09.2018);
  3. Il rapporto tra medicina e vino: il commento del Prof. Sbarbati (WineNews, 12.09.2018);
  4. Col d’Orcia nuovo membro dell’Istituto Grandi Marchi (Oinos Vivere di Vino);
  5. Come le etichette nutrizionali influenzano la scelta delle porzioni (Il Fatto Alimentare, 17.09.2018);
  6. Obbligo di etichetta per i pelati (Rabachino Blog, 27.07.2017);
  7. Acqua di rubinetto al posto della minerale al ristorante: diritto o cortesia? (Il Fatto Alimentare, 12.09.2018);
  8. Vendemmai 2018: l’Italia si conferma prima al Mondo (Bere il Vino, 06.09.2018)

L’etichettatura dei vini

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1. LE FONTI

Con il termine “etichettatura” il Regolamento 1169/11 intende le menzioni, indicazioni, marchi di fabbrica o di commercio, immagini o simboli che si riferiscono ad un prodotto alimentare e figuranti su qualsiasi imballaggio, documento, cartello, etichetta, anello o fascetta che accompagni tale prodotto o che ad esso si riferisca.

Il Regolamento appena citato si applica, tuttavia, al settore alimentare in generale.

Quanto al settore vitivinicolo, invece, il Legislatore europeo ha voluto individuare norme specifiche, che si trovano all’interno del Regolamento 1308/13.

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Il caso “Parmesan” e il c.d. “italian sounding”

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Come abbiamo visto le DOP e le IGP possono essere utilizzate da qualsiasi produttore, purché ne rispetti il relativo disciplinare di produzione, così come previsto dall’art. 103 del Reg. UE n. 1308 del 2013.

I maggiori problemi sorgono, tuttavia, nel momento in cui le suddette denominazioni (e indicazioni) vengono utilizzate nonostante i prodotti non siano conformi al disciplinare, oppure vengono posti in essere degli abusi volti a “cavalcare” la fama di un prodotto. In definitiva, tutti quei comportamenti che possono indurre in errore il consumatore circa l’effettiva origine del bene.

A questo proposito, appare utile analizzare la c.d. sentenza “Parmesan” della Corte di Giustizia UE del 26 febbraio 2008, C-132/05.

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