I REATI IN TEMA DI SICUREZZA ALIMENTARE: Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.)

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ART. 517-quater

Chiunque contraffà o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni d’origine di prodotti agroalimentari è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa fino a euro 20.000.

Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte.

Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474 bis474 ter, secondo comma, e 517 bis, secondo comma.

I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

Introduzione

La norma tende a proteggere la generalità dei consumatori da condotte che presentano spiccati connotati ingannatori circa la provenienza dei prodotti agroalimentari sottoposti a una specifica disciplina e tutela in ordine alla indicazione della loro origine geografica.

Tuttavia, la Cassazione non richiede che le indicazioni ingannevoli siano idonee ad ingannare il pubblico dei consumatori, né esige che l’origine del prodotto sia tutelata, ai sensi dell’art. 11, D.Lgs. 10.2.2005, n. 30, attraverso la registrazione di un marchio collettivo.

 

Quali sono le condotte punibili?

Il primo comma della norma considera le condotte di contraffazione o alterazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

Per contraffazione deve intendersi la riproduzione integrale del marchio in tutta la sua configurazione emblematica e denominativa.

Per alterazione la modificazione del segno, che può consistere anche nell’imitazione fraudolenta, cioè nella riproduzione parziale ma tale da potersi confondere con il marchio originale o con il segno distintivo.

Tra le indicazioni geografiche e le denominazioni d’origine deve inoltre sussistere una somiglianza di grado assai elevato, che va dalla identità della pedissequa riproduzione alla creazione di una denominazione – che pur presenti elementi autonomi – imitante quella originale nel complesso dei suoi elementi essenziali.

 

Il parametro costituito dal Regolamento (CE), n. 510 del 2006.

Quanto all’oggetto del reato, occorre fare riferimento alle indicazioni fornite dall’art. 2, reg. CE 20.3.2006, n. 510, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari.

Per “denominazione d’origine” si deve intendere, infatti, il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese; la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico, inclusi i fattori naturali e umani, e la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata.

Per “indicazione geografica” si deve intendere il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: come originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e del quale una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche possono essere attribuite a tale origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata.

 

L’elemento soggettivo: il dolo

Il delitto previsto al primo comma è punito a titolo di dolo generico.

Il delitto di cui al comma secondo, invece, è punito a titolo di dolo specifico, essendo richiesto che il soggetto abbia agito al fine di trarre profitto dalla introduzione nello Stato o dalla messa in circolazione del bene.

 

I rinvii operati dal comma 3

L’art. 517 quater, 3° co., stabilisce l’applicabilità per il delitto in esame della circostanza aggravante di cui all’art. 474 ter, 2°co., concernente la commissione del delitto in modo sistematico o attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate, al cui specifico commento si fa rinvio. Per il delitto in esame è altresì configurabile la circostanza attenuante ad effetto speciale di cui all’art. 517 quinquies, relativa alla collaborazione con l’autorità di polizia o giudiziaria.

La stessa disposizione estende altresì l’applicabilità al delitto in esame della confisca obbligatoria e per equivalente disciplinata all’art. 474 bis, a cui si rinvia.

Infine, la norma stabilisce l’applicabilità della previsione dell’art. 517 bis, 2° co., che prevede due misure interdittive, applicabili alternativamente dal giudice nel pronunciare sentenza di condanna per il delitto di cui all’art. 517 quater, nei casi di rilevante gravità o di recidiva specifica: la temporanea chiusura dello stabilimento o dell’esercizio in cui il fatto è stato commesso ovvero la revoca della licenza, dell’autorizzazione o dell’analogo provvedimento amministrativo che consente lo svolgimento dell’attività commerciale nello stabilimento o nell’esercizio stesso.



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