Il “sapore” di un alimento può essere tutelato ai sensi del diritto d’autore? La risposta della Corte di Giustizia

spread-1776657_1920

1. Introduzione

Il 13 novembre 2018 la Grande Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nell’ambito della causa C-310/17, si pronunciava in merito ad un peculiare aspetto del diritto d’autore in ambito alimentare, concernente la possibilità di addivenire alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale in relazione al sapore di un alimento. In altre parole, la Corte di Giustizia era stata chiamata ad esprimersi in via pregiudiziale in merito alla possibilità di applicare gli strumenti di tutela in materia di diritto d’autore anche nei confronti del sapore di un cibo.

2. I fatti

La pronuncia prende spunto dalla vicenda processuale che aveva interessato le società alimentari Levola Hengelo BV (di seguito, Levola) e Smilde Foods BV (di seguito, Smilde) avente ad oggetto il formaggio spalmabile «Heksenkaas».

Nel 2011, infatti, la Levola acquistava i diritti di proprietà intellettuale su tale prodotto, dopodiché nel 2012 veniva concesso, sempre alla medesima società, un brevetto per la produzione dell’“Heksenkaas”.

La vicenda giudiziaria nasce allorquando, nel 2014, la Smilde decideva di iniziare la produzione di un formaggio spalmabile che, secondo l’opinione di Levola, possedeva lo stesso sapore dell’«Heksenkaas».

Pertanto, ritenendo che la produzione e la commercializzazione del suddetto formaggio violasse il proprio diritto d’autore quanto al sapore del prodotto, la Levola citava in giudizio la Smilde dinanzi al Tribunale dei Paesi Bassi, affinché ingiungesse alla Smilde di cessare la produzione e la commercializzazione del proprio formaggio spalmabile; ciò previo riconoscimento di un vero e proprio diritto d’autore a favore di Levola sul sapore dell’«Heksenkaas», in quanto classificabile come «opera», ai fini e agli effetti dell’applicazione della legge olandese sul diritto d’autore.

Ebbene, in primo grado il giudice respingeva le richieste di Levola, giacché quest’ultima non avrebbe provveduto, secondo l’organo giurisdizionale, ad indicare gli elementi per cui il sapore dell’«Heksenkaas» doveva essere considerato originale.

La questione approdava, pertanto, al giudice del rinvio dei Paesi Bassi, il quale riteneva che la questione principale da dirimere fosse identificabile nella possibilità (o meno) di tutelare un sapore ai sensi del diritto d’autore.

Il giudice olandese, tuttavia, nel dirimere tale questione, rinveniva sul punto un contrasto giurisprudenziale in seno agli organi giurisdizionali dell’Unione Europea. Infatti, mentre nei Paesi Bassi si era giunti, in una pronuncia del 2006, a riconoscere il diritto d’autore sull’odore di un profumo, in Francia la giurisprudenza era di segno diametralmente opposto.

A questo punto, il giudice del rinvio olandese, rilevato il suddetto contrasto, decideva di sospendere il giudizio di merito e di sottoporre alla Corte di Giustizia la seguente questione pregiudiziale: se il diritto dell’Unione Europea osta alla tutela del sapore di un alimento sulla base delle norme sul diritto d’autore.

In particolare, la questione concerneva la riconducibilità del caso in esame all’interno degli strumenti di protezione previsti dalla Convenzione di Berna, poiché tale Convenzione – che si applica in modo vincolante a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea – precisa che siano soggetti a tutela solo quelle creazioni percepibili con gli occhi e/o con l’udito. In altre parole, il giudice olandese rimetteva alla Corte la questione circa la possibilità di estendere in via analogica le disposizioni dell’art. 2, par. 1, della Convenzione alle caratteristiche dei prodotti rilevabili in maniera diversa rispetto a quanto tipizzato nel richiamato art. 2.

Ulteriore aspetto della suddetta questione pregiudiziale concerneva la possibilità di tutelare un sapore di un alimento a fronte delle norme sul diritto d’autore, stante la (pacifica) soggettività dell’esperienza gustativa di ciascun individuo. Occorre precisare che, sotto tale profilo, il giudice nazionale anticipa il concetto che verrà poi posto a fondamento della decisione della Corte di Giustizia.

L’ultima questione prospettata alla Corte di Giustizia faceva riferimento, infine, alla possibilità o meno di tutelare un sapore di alimento a norma del diritto d’autore, sulla base delle disposizioni degli articoli 2, 3, 4 e 5 della direttiva 2001/29.

 

3. La soluzione della Corte di Giustizia

Ebbene, una volta ricevuti tali interrogativi dal giudice nazionale, la Corte di Giustizia procedeva alla risoluzione della suddetta questione pregiudiziale.

Innanzitutto, il Collegio rilevava come la direttiva 2001/29 – dagli articoli 2 a 4 – predisponga tutta una serie di diritti esclusivi a favore degli autori sulle loro opere, stabilendo contestualmente, all’art. 5, alcune limitazioni al loro esercizio. Sennonché, tale direttiva non contiene alcuna indicazione per quanta riguarda la determinazione del concetto di «opera» che ciascuno Stato membro deve adottare. Pertanto, al fine di assicurare un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione all’interno di ciascuno degli Stati membri, occorre che anche il concetto di «opera» sia sottoposto ad una interpretazione autonoma ed uniforme. L’assunto appena formulato postula, pertanto, quale necessaria conseguenza la tutela dei «sapori» degli alimenti solo laddove essi siano riconducibili al concetto di «opera» così come definito all’interno della direttiva 2001/29.

Ebbene, la direttiva in questione, affinché un bene possa qualificarsi come «opera», pone due condizioni tra di loro cumulative.

La prima è che l’oggetto sia originale, ossia costituisca una creazione intellettuale propria del suo autore.

L’altro requisito che deve essere soddisfatto è che tale oggetto sia il prodotto della suddetta creazione intellettuale.

A questo punto la Corte di Giustizia pone l’attenzione su un ulteriore elemento: l’Unione Europea, infatti, pur non avendo sottoscritto la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie ed artistiche, è obbligata – in virtù dell’art. 1, par. 4, dell’OMPI sul diritto d’autore – a rispettarne gli articoli da 1 a 21. In particolare, l’art. 2 della Convenzione di Berna sancisce che le opere letterarie ed artistiche riguardano tutte le produzioni nel campo letterario, scientifico ed artistico qualunque sia il modo o la forma di espressione. Il Trattato dell’OMPI sul diritto d’autore, d’altro canto, stabilisce che sono soggette alla tutela in virtù del diritto d’autore le espressioni e non le idee, né i procedimenti, i metodi di funzionamento o i concetti matematici in quanto tali.

In definitiva, la nozione di «opera» prevista dalla direttiva 2001/29 presuppone necessariamente un’espressione dell’oggetto passibile di tutela ai sensi del diritto d’autore che lo renda identificabile con precisione ed obiettività (anche qualora tale espressione non fosse permanente).

Secondo la Corte di Giustizia tale definizione del concetto di «opera» risponde ad un duplice ordine di esigenze.

Da un lato, le autorità investite del compito di tutelare i diritti esclusivi inerenti al diritto d’autore devono poter conoscere con chiarezza e precisione gli oggetti suscettibili di protezione; tale esigenza di chiarezza nell’identificazione si pone, peraltro, anche nei confronti di ciascun operatore economico, giacché ciascun attore del mercato deve poter identificare in modo chiaro e puntuale gli oggetti passibili di tutela nei confronti di terzi, specie qualora questi oggetti rappresentino creazioni da parte di soggetti o imprese concorrenti.

Dall’altro lato, l’esigenza di addivenire ad una definizione precisa ed uniforme del concetto di «opera» eviterebbe qualsiasi elemento di soggettività, pregiudizievole per la certezza del diritto, nel processo di identificazione dell’oggetto tutelato.

 

4. Le conclusioni della Corte

Necessaria, quanto logica, conseguenza di tale iter espositivo operato dalla Corte è l’impossibilità di addivenire ad un’identificazione precisa ed obiettiva in merito al sapore di un alimento, poiché esso si basa su sensazioni ed esperienze gustative soggettive e variabili; esse, infatti, dipendono in via pressoché esclusiva da fattori connessi alla persona che assapora il prodotto, nonché dai caratteri anagrafici, le preferenze alimentari, le abitudini di consumo, nonché il contesto e l’ambiente in cui il prodotto viene assaggiato.

Peraltro, rileva infine il Collegio, ad oggi non è possibile con i mezzi tecnici e scientifici a disposizione procedere ad un’identificazione precisa ed obiettiva del sapore di un alimento, che consenta di distinguerlo in maniera oggettiva dal sapore di prodotti dello stesso tipo.



VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO SULLE NOVITÁ PIÙ IMPORTANTI DAL MONDO AGRO-ALIMENTARE e VITIVINICOLO?

 

Compila il form al link in basso

e in omaggio riceverai la copia del mio nuovo e-Book

“I Contratti di Cessione dei Prodotti Agricoli e Alimentari”.

 

In questa guida ho raccolto e spiegato in termini semplici quali sono gli errori da evitare e i requisiti che devono avere i contratti di cessione dei prodotti agricoli ed alimentari per evitare sanzioni e difficoltà di recupero del credito.

Ebook 3D

INSERISCI LA TUA MAIL COLLEGANDOTI AL LINK IN BASSO E RICEVI SUBITO LA TUA COPIA GRATUITA DELL’e-BOOK “I Contratti di Cessione dei Prodotti Agricoli e Alimentari”

VOGLIO SCARICARE L’ e-BOOK

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...