I REATI IN MATERIA DI SICUREZZA ALIMENTARE: Commercio di sostanze alimentari nocive (art. 444 c.p.)

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Inizia questo mese una rubrica all’interno del portale che affronterà la tematica dei reati in materia alimentare.

Attraverso l’analisi delle fattispecie di reato più rilevanti si cercherà di dirimere dubbi e chiarire i contorni di ciascun comportamento illecito, allo scopo di far sì che ciascun operatore possa prevenire ed evitare certi tipi di comportamenti e sappia, di contro, riconoscere condotte illecite eventualmente compiute nei propri confronti.

ART. 444 c.p.

“Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio, ovvero distribuisce per il consumo sostanze destinate all’alimentazione, non contraffatte né adulterate, ma pericolose alla salute pubblica, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa non inferiore a € 51. La pena è diminuita se la qualità nociva delle sostanze è nota alla persona che le acquista o le riceve.”

 

1. Finalità della norma

La norma in questione è finalizzata alla tutela della salute pubblica; la Cassazione ha, inoltre, affermato che tale reato si configura solo se vi è stato un concreto pericolo per la salute pubblica. Il pericolo concreto dovrà derivare, pertanto, da qualsiasi sostanza, che non sia né contraffatta né adulterata, ma comunque destinata all’alimentazione umana.

 

2. Il comportamento illecito

La condotta criminosa – ovvero il comportamento illecito – consiste nel detenere per il commercio, porre in commercio ovvero distribuire per il consumo sostanze alimentari che, pur non essendo né contraffatte né adulterate, siano comunque pericolose per la salute pubblica.

Un’altra cosa da tenere bene a mente è che la norma non si riferisce solo al commercio in senso tecnico, ma anche a qualsiasi atto idoneo a porre la cosa in circolazione, anche qualora ciò avvenga a titolo gratuito.

La norma, inoltre, non richiede necessariamente il consumo dei beni nocivi ma solo la detenzione della sostanza alimentare in vista dell’atto di commercio futuro. Ad esempio, si configurerà tale fattispecie di reato anche qualora un ristoratore detenga presso il proprio esercizio carne avariata o insaccati maleodoranti.

Tuttavia, l’oggetto del reato concerne solo e soltanto le sostanze destinate all’alimentazione umana, incluse le acque alimentari; pertanto, la detenzione di altre tipologie di beni non rileverà ai fini della configurabilità di questa fattispecie delittuosa. Per cui, a titolo di esempio, restano esclusi dall’incriminazione in questione i medicinali, i quali eventualmente rientreranno nella previsione dell’art. 445 c.p.

La Cassazione ha affermato che perché si possa parlare di sostanze alimentari, queste ultime devono essere già pronte per essere usate e non necessitino di uno speciale trattamento. Sul punto, si segnala un contrasto all’interno della stessa Corte di Cassazione circa il trattamento di animali con estrogeni: un primo orientamento sosteneva, infatti, che tale condotta configurasse il reato in esame, mentre una successiva pronuncia lo ha escluso.

 

3. Cosa si intende per sostanze pericolose?

In tema di pericolosità, si è affermato che essa non possa essere desunta da meri divieti di commercio o consumo delle sostanze alimentari posti da leggi o regolamenti, poiché è necessario porre in essere un vero e proprio accertamento sulla pericolosità della cosa; in caso contrario, altrimenti, si ricadrebbe in una semplice presunzione senza alcun tipo di accertamento in concreto.

 

4. La volontarietà dell’azione

Quanto al tema del dolo, la norma richiede la consapevolezza della destinazione della sostanza al commercio, nonché del pericolo derivante dalla consumazione del prodotto; non si richiede, tuttavia, certezza circa la dannosità della sostanza.

Peraltro, la rappresentazione del carattere nocivo della sostanza deve ritenersi sussistente non solo nel caso di diretta conoscenza della pericolosità ma anche nell’ipotesi di volontaria accettazione del rischio inerente ad una pericolosità probabile. Sul punto, occorre segnalare l’ipotesi di commercio a mezzo di intermediario: in tale ipotesi, infatti, sussiste il dolo se l’agente ha effettuato la consegna rappresentandosi semplicemente la possibilità dell’eventuale commercio del prodotto come sostanza alimentare.

 

5. La circostanza attenuante del comma 2

Tale comma prevede una circostanza attenuante nel caso in cui la qualità nociva delle sostanze sia nota da chi le acquista o riceve. Tuttavia, non basta che l’alterazione delle sostanze alimentari detenute, poste in commercio o distribuite per il consumo sia facilmente riconoscibile da parte di eventuali acquirenti, o che comunque il compratore identifichi che il prodotto è guasto o imperfetto, ma è necessaria la completa consapevolezza della pericolosità per la salute che quel prodotto può sprigionare.

 



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