La produzione del “vino biologico”

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  1. UN SETTORE IN COSTANTE ESPANSIONE

Il termine “biologico” in ambito agro-alimentare fa riferimento, in primis, ad un sistema globale di gestione dell’azienda e della produzione alimentare che unisce non solo le migliori pratiche ambientali, ma anche la salvaguardia e il corretto sfruttamento delle risorse naturali, nonché l’utilizzo in larga parte di prodotti e procedimenti naturali.

Nel mercato europeo il fenomeno della c.d. “green economy” è in costante crescita e risponde soprattutto alle esigenze dei consumatori legate alla volontà di consumare prodotti che siano sicuri per la salute e che siano ottenuti nel rispetto dell’ambiente.

Ecco, dunque, che il legislatore europeo non poteva non disciplinare anche questo specifico settore, facendo particolarmente attenzione all’aspetto della presentazione dei prodotti, al fine di garantire una concorrenza leale tra i vari operatori bio.

 

2. LA LEGISLAZIONE EUROPEA E NAZIONALE

In tema di produzione biologica viene in considerazione, innanzitutto, il Regolamento n. 834 del 2007, seguito dal Regolamento applicativo della Commissione europea n. 889 del 2008.

Stando al contenuto dei predetti regolamenti, l’utilizzo dei termini “bio” ed “eco” sono consentiti a patto che siano rispettate le prescrizioni imposte dalle predette fonti normative e sia riportato in etichetta il codice identificativo che viene rilasciato dall’autorità nazionale cui è sottoposto l’operatore del settore agro-alimentare; quanto al nostro Paese, tale codice identificato è attribuito dal Mipaaf a ciascun organismo di controllo ed è preceduto dal termine BIO e dalla sigla IT.

Pertanto, qualora un’azienda o un produttore decidano di adottare il metodo biologico utilizzando la relativa distinzione in presentazione, dovranno notificare l’inizio di tale attività all’organismo di controllo; ciò comporta che da quel momento saranno applicabili le relative procedure di controllo e di ispezione anche per quel che concerne le quantità e le varie tipologie sottoposte alla specifica produzione biologica.

A tal proposito, occorre segnalare il D.M. 20 dicembre 2013 che ha previsto tutta una serie di norme concernenti le operazioni di verifica nonché le possibili irregolarità che possono verificarsi nel corso delle stesse.

Qualora, infatti, l’organismo di controllo rilevi infrazioni di tipo lieve e qualora le stesse costituiscano un episodio sporadico, verrà emessa una semplice diffida al produttore con la quale lo si intima a correggere tale irregolarità entro un certo periodo di tempo.

Laddove, al contrario, la violazione comprometta la qualificazione del prodotto (ma non la conformità del processo produttivo), verrà inibito di utilizzare la qualificazione per quella specifica partita di beni alimentari.

Infine, nel caso di grave irregolarità che giunga ad incidere sul processo produttivo, l’organismo si vedrà costretto a contestare una vera e propria infrazione che bloccherà il percorso certificativo ed escluderà l’operatore dal sistema di controllo.

Occorre, infine, ricordare come avverso ciascuno dei predetti 3 provvedimenti, l’operatore del settore alimentare può presentare riesame nei confronti della medesima autorità che ha emesso la sanzione.

 

3. I REQUISITI DEL “VINO BIOLOGICO”

Per quel che concerne, invece, il settore vinicolo occorre tenere a mente il Regolamento 203 del 2012, mercé il quale è stata introdotta la possibilità di introdurre in etichetta la dicitura “vino biologico”. Tale diritto è stato previsto qualora nel processo di produzione del vino siano state impiegate uve ottenute con il metodo biologico di cui al richiamato Regolamento n. 834 del 2007 e siano state rispettate le disposizioni dell’art. 66 del Regolamento n. 607 del 2009.

Inoltre, nella vinificazione devono essere impiegate le sostanze espressamente elencate nell’Allegato VIII-bis del Regolamento n. 203 del 2012, che sono un numero inferiore rispetto a quelle consentite per la produzione di vini non biologici. Peraltro, alcune di queste sostanze devono a loro volta provenire da agricoltura biologica: è il caso, ad esempio, della gelatina alimentare, del tannino e della colla di pesce.

Allo stesso modo, per la produzione di vino biologico sono espressamente vietate alcune pratiche – quali la concentrazione parziale a freddo e l’eliminazione dell’anidride solforosa attraverso procedimenti chimici – e devono essere rispettate talune restrizioni in ordine alla quantità di anidride solforosa.

Per quel che riguarda, infine, il Testo Unico del Vino, esso all’articolo 20 si limita a richiamare le disposizioni europee sulla materia e la regole applicative stabilite da decreto ministeriale.



 

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