La procedura per la richiesta di protezione europea. Parte II.

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Riprendiamo il filo del discorso iniziato con lo scorso articolo sulla procedura per richiedere ed ottenere la protezione europea.

In particolare eravamo rimasti alla pubblicazione del parere da parte del Comitato e la successiva fase delle osservazioni da parte dei soggetti interessati. Tale fase culmina, infine, con la trasmissione della domanda alla Commissione UE.

1. La registrazione europea

Come detto, una volta conclusa l’istruttoria in sede nazionale inizia la fase di esame della domanda da parte della Commissione Ue, la quale esaminerà tutta la documentazione pervenuta dallo Stato.

A questo punto, possono verificarsi 3 eventualità:

  • La Commissione ritiene che non sussistano le condizioni prescritte dal regolamento: in  questo caso la domanda sarà respinta;
  • La Commissione ritiene la documentazione insufficiente: l’organo comunitario informerà il richiedente concedendo 2 mesi di tempo per le integrazioni che, se non pervenute, comporteranno la declaratoria di inammissibilità della domanda;
  • La Commissione ritiene che sussistano tutte le condizioni per l’accoglimento della domanda: in questo caso la richiesta verrà approvato e verranno pubblicati il documento unico sul disciplinare e la data dell’avvenuta pubblicazione della proposta a livello nazionale.

Una volta accolta la richiesta da parte della Commissione le norme del disciplinare acquisiranno efficacia erga omnes e la natura di fonte normativa secondaria. Tuttavia, la piena efficacia della denominazione si avrà con la sua iscrizione nel Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette. La protezione si applicherà, infine, al nome intero, compresi i suoi elementi costitutivi.

Occorre rilevare, peraltro, come l’esame che effettua la Commissione è un esame di legittimità – quindi di natura formale – della richiesta presentata a livello nazionale.

A livello nazionale, invece, il ministero competente provvederà a pubblicare sul proprio sito e sulla Gazzetta Ufficiale il disciplinare di produzione così come approvato dalla Commissione UE.

La registrazione europea ha importanti risvolti anche nel nostro diritto interno, poiché da quel momento si crea un vero e proprio diritto di esclusiva, la cui violazione comporta il verificarsi di un fatto di concorrenza sleale, sanzionato ai sensi dell’art. 2598 c.c.

Una volta ottenuta l’approvazione della Commissione, infine, l’interessato deve annotare le superfici vitate delle DO e IG nello schedario viticolo nazionale con le specifiche destinazioni produttive.

Ma cosa succede nel periodo che intercorre tra la presentazione della domanda e l’approvazione da parte della Commissione UE?

In questo caso, se il soggetto interessato ne ha fatto espressa richiesta al momento di presentazione della domanda, il Mipaaf può concedere l’utilizzo della denominazione attraverso un decreto di etichettatura transitoria.

Tuttavia, se la domanda dovesse essere in seguito respinta i prodotti in circolazione sino a quel momento dovrebbero essere immediatamente ritirati dal commercio, secondo quanto stabilito dal decreto del Ministero del 07.11.2012.

 

2. L’opposizione alla registrazione

Si tratta di una procedura che può essere attivata da ciascun Stato membro diverso da quello che ha richiesto la protezione, nonché dalle persone fisiche e giuridiche che abbiano un legittimo interesse. Quanto alle persone fisiche e giuridiche, tuttavia, esse non possono agire direttamente ma devono farlo per il tramite delle autorità dello Stato.

L’opposizione deve essere presentata entro 2 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE e deve consistere in un atto motivato che individui espressamente l’assenza delle condizioni di ammissibilità alla protezione.

Occorre segnalare, inoltre, come essendo legittimati solo quei soggetti che hanno subito e temono di ricevere un pregiudizio dall’atto di protezione, la giurisprudenza europea ha sancito come non siano legittimati alla proposizione dell’opposizione né i consorzi volontari, né le associazioni costituite con il fine di proporre l’opposizione.

 

3. L’uso (il)legale delle DO e IG

Ciascuna DO e IG protetta può essere utilizzata da qualsiasi operatore a patto che rispetti il disciplinare di produzione e al contempo sono previste tutta una serie di misure volta ad evitare il loro utilizzo scorretto.

Le autorità dei singoli Stati e ogni interessato può richiedere alla Commissione UE di adottare misure necessarie per far cessare l’uso illegale del nome protetto, impedendone la commercializzazione o esportazione.

 

 

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