La vendita diretta al pubblico dei prodotti vinicoli

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In questo articolo vedremo quali sono i requisiti e le formalità che ciascun imprenditore vinicolo – e in generale agricolo – deve adempiere per poter vendere direttamente al pubblico i suoi prodotti.

Agli imprenditori agricoli, infatti, è riconosciuta la facoltà di vendere al pubblico i propri prodotti al pubblico senza doversi munire di una specifica autorizzazione commerciale.

L’unico adempimento che è richiesto a tali tipologie di imprenditori è l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, così come previsto dall’art. 2135 c.c.; sul punto, occorre conoscere l’art. 4, D.Lgs. 228/2001, che sancisce come “gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese […] possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le norme vigenti in materia di igiene e sanità“.

Per quel che riguarda, invece, la vendita in forma itinerante occorre darne comunicazione al comune del luogo dove ha sede l’azienda di produzione e può essere esercitata dopo 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, la quale deve contenere le generalità del soggetto richiedente, la registrazione al registro delle imprese, il luogo dove si trova l’azienda, quali prodotti si intende vendere e le modalità di vendita.

Nessun limite può essere, infine, posto con riferimento alla vendita dei prodotti agricoli su superfici private, purché ovviamente siano nella legittima disponibilità dell’imprenditore agricolo (sul punto, si veda la nota del Mipaaf 07.08.2015, n. 2855).

Tali agevolazioni in tema di vendita diretta comprendono anche tutti quei prodotti ottenuti a seguito della manipolazione o trasformazione di prodotti agricoli.

Le disposizioni comuni relative al commercio si applicano, tuttavia, qualora l’ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non derivanti dall’azienda nell’anno solare antecedente sia superiore ai 160mila euro, se si tratta di imprenditori singoli, ovvero 4 milioni per le società.
In questi casi, pertanto, nessuna facilitazione in materia di vendita diretta.

Il T.U. del vino stabilisce, poi, all’art. 87 che la somministrazione dei prodotti Dop o Igp può essere effettuata dalle aziende agricole che si trovano lungo le c.d. strade del vino previa presentazione al comune di appartenenza di opportuna Scia in deroga alle disposizioni che regolano l’insediamento e l’attività dei pubblici esercizi. Anche in questo caso è necessario che vengano rispettati i requisiti igienico-sanitari e che tale attività di somministrazione sia secondaria rispetto all’attività prevalente delle aziende vitivinicole sulle strade del vino.

A questo punto occorre esaminare anche la vendita a mezzo Internet

Si tratta, infatti, di uno strumento in forte espansione ma che presenta alcune peculiarità dovute proprio all’utilizzo del mezzo telematico.

I produttori che intendono vendere i propri prodotti agricoli via Internet devono inviare al comune del luogo dove ha sede l’azienda di produzione una comunicazione di inizio attività. 

Per quel che riguarda la vendita di prodotti alcolici vale anche in questo il divieto di vendita ai minori, così come previsto dalla L. 125/2001 e dall’art. 689 c.p.; sul punto, il Mipaaf ha sancito che per non incorrere nel reato di cui all’art. 689 c.p. il produttore deve ottenere la carta d’identità del consumatore unitamente ad una dichiarazione resa sotto la sua responsabilità che ne attesti l’autenticità. Trattandosi, nella maggior parte dei casi, inoltre, di vendite a distanza occorre specificare sempre la facoltà di recesso del consumatore dall’acquisto entro i termini di legge.

I maggiori problemi della vendita di alcolici su Internet concernono, tuttavia, la differente tassazione delle accise specie per i piccoli produttori.

Per quel che riguarda la spedizione del vino verso un Paese in cui viene applicata l’accisa – che invece in Italia è esclusa – occorre che venga effettuato un deposito fiscale nel Paese di destinazione.
Il piccolo produttore (ossia colui che produce meno di mille ettolitri all’anno), invece, può emettere il documento MVV anche se taluni Stati richiedono il c.d. documento elettronico e-AD.

 

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