La procedura per la richiesta di protezione europea. Parte I.

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La procedura per ottenere la protezione europea è finalizzata all’approvazione da parte dell’Unione Europea di denominazioni di origine o di indicazione geografiche.

La procedura si sviluppa in 2 fasi, l’una a livello nazione, l’altra a livello europeo e termina con la pubblicazione delle DO o IG nella Gazzetta Ufficiale dell’UE assieme al loro disciplinare di produzione.

  1. La domanda di presentazione 

Il reg. 1308/13 all’art. 94 prevede che la domanda di protezione debba contenere:

  • il nome di cui si richiede la protezione;
  • il nome ed indirizzo del richiedente;
  • il disciplinare di produzione;
  • il c.d. fascicolo tecnico

Per quel che riguarda il fascicolo tecnico, occorre specificare che dovrà contenere, in forma riassuntiva, le informazioni contenute nel disciplinare di produzione, nonché tutta una serie di informazioni concernenti la tipologia del vino (ad es. caratteristiche organolettiche ed analitiche), l’indicazione del provvedimento nazionale di approvazione e il legame con la zona geografica (ad es. sistemi di potatura, nome degli organismi deputati alle verifiche sul rispetto del disciplinare, tecniche di coltivazione, ecc.).

Con riferimento, invece, al disciplinare di produzione, esso deve comprendere:

  • il nome di cui si chiede la produzione;
  • descrizione del vino;
  • le caratteristiche analitiche ed organolettiche;
  • delimitazione della zona;
  • resa massima per ettaro;
  • tipologie di uve da vino;
  • elementi da cui desumere il collegamento tra area geografica e qualità del vino;
  • le condizioni applicabili ad un’organizzazione che gestisce la DO o la IG che siano compatibili con il diritto dell’Unione Europea;
  • i soggetti titolari dei poteri concernenti la verifica del rispetto del disciplinare.

2. Soggetti legittimati

L’art. 95 del reg. 1308/13 stabilisce che la domanda di protezione può essere presentata da:

  • un gruppo di produttori;
  • un singolo produttore;

In quest’ultimo caso, tuttavia, occorre che quel singolo produttore dimostri di essere l’unico della zona delimitata, oppure che si trovi in un’area delimitata da DO o IG che possiedono caratteristiche diverse dalla propria (art. 2, reg.607/09).

Ciascun Stato membro è, inoltre, tenuto ad elaborare le norme che regolano l’esame della domanda e garantirne un’adeguata pubblicità, al fine di consentire ai soggetti che vantano un interesse legittimo entro due mesi dalla pubblicazione di presentare opposizione motivata. Per quel che concerne l’Italia tali norme sono confluite nel D.M. 7 novembre 2012, che si applica – con le opportune correzioni interpretative – nonostante sia antecedente alla Regolamento comunitario.

Sul punto, occorre segnalare come la legittimazione alla presentazione della domanda coinvolta anche i consorzi di tutela e le associazioni, entrambi rientranti nella definizione legislativa di “gruppo”. Per quel che riguarda, tuttavia, le associazioni occorre che le stesse abbiano tra gli scopi sociali la registrazione comunitaria della denominazione e che le stesse dispongano per statuto di non sciogliersi sino a quando non avranno raggiunto tale obiettivo.

Qualora, infine, siano presentate più domande per la stessa denominazione sarà compito della Regione scegliere quella più rappresentativa sulla base delle imprese interessate e per il quantitativo di produzione.

3. Procedura regionale

La domanda di protezione deve essere presentata al Mipaaf – Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità – Direzione generale dello sviluppo agroalimentare e della qualità – Ufficio SAQ, attraverso la Regione.

Ricevuta la domanda, la Regione effettuerà la relativa pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione e disporrà di 90 giorni (termine ordinatorio) per effettuare i dovuti accertamenti sulla sua regolarità formale (legittimazione del soggetto che ha presentato la domanda, completezza della documentazione, corrispondenza del disciplinare con le norme comunitarie). Al fine di valutare al meglio la domanda, la Regione potrà chiedere ulteriori chiarimenti ai soggetti proponenti, i quali hanno 90 giorni per fornire le informazioni richieste (termine perentorio).

Esaurita questa prima fase, la Regione trasmetterà la domanda al Mipaaf corredata dal proprio parere e dalla pubblicazione della richiesta sul Bollettino.

4. La fase ministeriale e il pubblico accertamento

A questo punto il procedimento amministrativo risulta piuttosto cadenzato.

Entro 45 dalla ricezione della domanda dalla Regione, il Ministero deve dare avvio alla procedura avvalendosi del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp (art. 40, T.U. del vino), valutando la documentazione proposta e la conformità della stessa alle norme comunitarie.

Laddove si verifichino questioni controverse oppure sia necessario un confronto con la Regione sarà convocata una conferenza di servizi per esaminare congiuntamente tali problematiche e, in caso di esito negativo della conferenza, il Ministero emanerà un provvedimento di rigetto avverso il quale è possibile proporre ricorrere dinanzi all’Autorità Giudiziaria.

Nel caso, invece, in cui non emergano elementi di rigetto, il Mipaaf convoca entro 60 giorni la riunione di pubblico accertamento, incaricando altresì la Regione e il soggetto richiedente a dare comunicazione della data, dell’ora e del luogo della riunione a tutti gli altri soggetti interessati che sono legittimati ad intervenire, ai sensi della L. 241/90 sul procedimento amministrativo. Tale partecipazione può avvenire sia in forma orale – e, pertanto, tale contributo sarà verbalizzato nel corso della riunione – sia in forma scritta, attraverso al presentazione di memorie scritte e documenti.

Entrambi tali tipologie di contributi dovranno, ovviamente, essere pertinenti all’oggetto della richiesta ed, in tal senso, un forte potere discrezionale è attribuito al Comitato che, comunque, dovrà sempre motivarne un eventuale rigetto.

A questo punto è tutto pronto per il parere del Comitato che può anche discostarsi da quanto emerso nel corso del pubblico accertamento, purché, anche in questo caso, tale scelta sia opportunamente motivata.

5. Pubblicazione del parere e successive osservazioni

Laddove il parere del Comitato sia favorevole alla domanda, il Mipaaf provvede alla pubblicazione della proposta di disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale.

Occorre precisare che il parere del Comitato è obbligatorio ma non vincolante per il Ministero, il quale può anche discostarsene qualora si pongano contrasti con ulteriori interessi pubblici e pubblicistici.

Ad ogni modo, entro 60 giorno dalla pubblicazione della proposta, i soggetti interessati possono presentare osservazioni motivate e documentate, chiedendo il riesame della domanda. In tale ipotesi, il Mipaaf chiede al soggetto che ha presentato la domanda di protezione di fornire controdeduzioni.

A questo punto, ricevute le osservazioni, il Mipaaf entro 30 giorni dovrà convocare una conferenza dei servizi a cui parteciperanno il presidente del Comitato (o delegato), un rappresentante della Regione, il soggetto che ha presentato la domanda e quello che ha presentato osservazioni.

Laddove tali osservazioni vengano accolte, si provvederà ad una modifica del disciplinare che sarà inviato al ricorrente per accettazione che avverrà mediante la firma del predetto disciplinare. Nel caso, invece, in cui le modifiche non siano accettate la pubblicazione avverrà secondo il testo approvato inizialmente dal Ministero.

In entrambe le ipotesi, i soggetti interessati – e che vantano, pertanto, un interesse contrario a quanto sancito dall’Autorità Pubblica – potranno ricorre in sede giurisdizionale dinanzi al TAR del Lazio.

Esaurita tale fase istruttoria, il Ministero provvederà, infine, a inviare la domanda alla Commissione UE corredata dal nome ed indirizzo del richiedente, dal testo del disciplinare, dalla dichiarazione di conformità della domanda alle condizioni imposte dal Regolamento con gli estremi dell’avvenuta pubblicazione in sede nazionale.

Ma cosa succede nel periodo che intercorre tra la presentazione della domanda e l’approvazione da parte della Commissione UE?

In questo caso, se il soggetto interessato ne ha fatto espressa richiesta al momento di presentazione della domanda, il Mipaaf può concedere l’utilizzo della denominazione attraverso un decreto di etichettatura transitoria.

Tuttavia, se la domanda dovesse essere in seguito respinta i prodotti in circolazione sino a quel momento dovrebbero essere immediatamente ritirati dal commercio, secondo quanto stabilito dal decreto del Ministero del 07.11.2012.

 

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