Torna l’obbligo di indicare in etichetta la sede di produzione dell’alimento: cosa prevede la legge?

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Una delle esigenze maggiormente sentite nel nostro Paese è sicuramente quella relativa all’informazione sulla provenienza dei prodotti alimentari, anche in considerazione dell’estrema rilevanza che l’industria del settore ricopre all’interno dell’economia nazionale.

E’ proprio su queste considerazioni che il nostro legislatore ha deciso di introdurre nuovamente l’obbligo di indicare nell’etichetta dei prodotti alimentari la sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

Si tratta, come evidente, di un provvedimento che se da un lato tende a fornire maggiori informazioni al consumatore, nell’ottica di offrire una tutela sempre più accentuata nei confronti di quest’ultimo, dall’altro genera ed implementa notevolmente gli oneri per i produttori e gli operatori dell’industria del settore alimentare.

IL CONTENUTO

Ebbene, il D. Lgs. 145/2017 per quel che riguarda le definizioni di “alimento”, “impresa alimentare”, “operatore del settore alimentare”, “consumatore finale” e “alimento preimballato” fa esplicito riferimento alla normativa europea, in particolare al Regolamento (CE) n. 178/2002 e al Regolamento (UE) n. 1169/2011.

Come anticipato, all’art. 3 viene esplicitato l’obbligo di indicare sull’etichetta dei prodotti alimentare preimballati e destinati al consumatore finale o alla collettività la sede di produzione o, se diversa, di confezionamento.

Al comma 2 si fa, invece, riferimento a tutti quegli alimenti che vengono commercializzati e che saranno oggetto di successive trasformazioni: in questo caso l’indicazione della sede di produzione o confezionamento può essere indicata anche sui documenti commerciali, purché accompagnino l’alimento o siano stati inviati prima o contestualmente alla consegna.

All’art. 4, invece, vengono dettate tutta una serie di indicazioni concernenti la corretta indicazione della sede di produzione o confezionamento, nonché i casi in cui la stessa può essere omessa.

LE SANZIONI

L’art.5 prende in considerazione il trattamento sanzionatorio in caso di inosservanza delle disposizioni contenute nel decreto legislativo in questione. In questo caso la competenza ad irrogare le sanzioni è attribuita al Dipartimento dell’ICQRF territorialmente competente.

Il dato interessante è che in ogni singola ipotesi sanzionatoria viene apposta la clausola di riserva “salvo che il fato costituisca reato”; ciò potrebbe condurre, come già esplicato nel mio articolo sulla Rivista DGA, ad una paralisi di fatto del sistema sanzionatorio amministrativo, ravvisandosi in ciascuno di questi casi gli estremi per un’eventuale sanzione di natura penale.

ENTRATA IN VIGORE

Il presente decreto legislativo è stato pubblicato in G.U. il 7 ottobre 2017, pertanto ai sensi dell’art. 8 la sua applicazione decorrerà a partire dal giorno 5 aprile 2018; da quella data tutti gli operatori dell’industria alimentare saranno tenuti ad osservarne la disciplina. Ovviamente i prodotti che fino a questo momento sono stati immessi sul mercato o commercializzati sulla scorta della previgente normativa potranno continuare ad essere commercializzati sino ad esaurimento delle scorte.

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