Il caso “Parmesan” e il c.d. “italian sounding”

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Come abbiamo visto le DOP e le IGP possono essere utilizzate da qualsiasi produttore, purché ne rispetti il relativo disciplinare di produzione, così come previsto dall’art. 103 del Reg. UE n. 1308 del 2013.

I maggiori problemi sorgono, tuttavia, nel momento in cui le suddette denominazioni (e indicazioni) vengono utilizzate nonostante i prodotti non siano conformi al disciplinare, oppure vengono posti in essere degli abusi volti a “cavalcare” la fama di un prodotto. In definitiva, tutti quei comportamenti che possono indurre in errore il consumatore circa l’effettiva origine del bene.

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La procedura per la richiesta di protezione europea. Parte II.

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Riprendiamo il filo del discorso iniziato con lo scorso articolo sulla procedura per richiedere ed ottenere la protezione europea.

In particolare eravamo rimasti alla pubblicazione del parere da parte del Comitato e la successiva fase delle osservazioni da parte dei soggetti interessati. Tale fase culmina, infine, con la trasmissione della domanda alla Commissione UE.

1. La registrazione europea

Come detto, una volta conclusa l’istruttoria in sede nazionale inizia la fase di esame della domanda da parte della Commissione Ue, la quale esaminerà tutta la documentazione pervenuta dallo Stato.

A questo punto, possono verificarsi 3 eventualità:

  • La Commissione ritiene che non sussistano le condizioni prescritte dal regolamento: in  questo caso la domanda sarà respinta;
  • La Commissione ritiene la documentazione insufficiente: l’organo comunitario informerà il richiedente concedendo 2 mesi di tempo per le integrazioni che, se non pervenute, comporteranno la declaratoria di inammissibilità della domanda;
  • La Commissione ritiene che sussistano tutte le condizioni per l’accoglimento della domanda: in questo caso la richiesta verrà approvato e verranno pubblicati il documento unico sul disciplinare e la data dell’avvenuta pubblicazione della proposta a livello nazionale.

Una volta accolta la richiesta da parte della Commissione le norme del disciplinare acquisiranno efficacia erga omnes e la natura di fonte normativa secondaria. Tuttavia, la piena efficacia della denominazione si avrà con la sua iscrizione nel Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette. La protezione si applicherà, infine, al nome intero, compresi i suoi elementi costitutivi.

Occorre rilevare, peraltro, come l’esame che effettua la Commissione è un esame di legittimità – quindi di natura formale – della richiesta presentata a livello nazionale.

A livello nazionale, invece, il ministero competente provvederà a pubblicare sul proprio sito e sulla Gazzetta Ufficiale il disciplinare di produzione così come approvato dalla Commissione UE.

La registrazione europea ha importanti risvolti anche nel nostro diritto interno, poiché da quel momento si crea un vero e proprio diritto di esclusiva, la cui violazione comporta il verificarsi di un fatto di concorrenza sleale, sanzionato ai sensi dell’art. 2598 c.c.

Una volta ottenuta l’approvazione della Commissione, infine, l’interessato deve annotare le superfici vitate delle DO e IG nello schedario viticolo nazionale con le specifiche destinazioni produttive.

Ma cosa succede nel periodo che intercorre tra la presentazione della domanda e l’approvazione da parte della Commissione UE?

In questo caso, se il soggetto interessato ne ha fatto espressa richiesta al momento di presentazione della domanda, il Mipaaf può concedere l’utilizzo della denominazione attraverso un decreto di etichettatura transitoria.

Tuttavia, se la domanda dovesse essere in seguito respinta i prodotti in circolazione sino a quel momento dovrebbero essere immediatamente ritirati dal commercio, secondo quanto stabilito dal decreto del Ministero del 07.11.2012.

 

2. L’opposizione alla registrazione

Si tratta di una procedura che può essere attivata da ciascun Stato membro diverso da quello che ha richiesto la protezione, nonché dalle persone fisiche e giuridiche che abbiano un legittimo interesse. Quanto alle persone fisiche e giuridiche, tuttavia, esse non possono agire direttamente ma devono farlo per il tramite delle autorità dello Stato.

L’opposizione deve essere presentata entro 2 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE e deve consistere in un atto motivato che individui espressamente l’assenza delle condizioni di ammissibilità alla protezione.

Occorre segnalare, inoltre, come essendo legittimati solo quei soggetti che hanno subito e temono di ricevere un pregiudizio dall’atto di protezione, la giurisprudenza europea ha sancito come non siano legittimati alla proposizione dell’opposizione né i consorzi volontari, né le associazioni costituite con il fine di proporre l’opposizione.

 

3. L’uso (il)legale delle DO e IG

Ciascuna DO e IG protetta può essere utilizzata da qualsiasi operatore a patto che rispetti il disciplinare di produzione e al contempo sono previste tutta una serie di misure volta ad evitare il loro utilizzo scorretto.

Le autorità dei singoli Stati e ogni interessato può richiedere alla Commissione UE di adottare misure necessarie per far cessare l’uso illegale del nome protetto, impedendone la commercializzazione o esportazione.

 

 

La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #luglio18

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Come di consueto le più importanti novità dai principali portali del mondo vinicolo e agroalimentare!

  1. La scarsa trasparenza della filiera agricola aumenta il caporalato (Il Fatto Alimentare, 27.06.2018);
  2. Nasce il marchio di qualità The Grand Wine Tour (Bere il Vino, 05.07.2018);
  3. Sensibilità al glutine non celiaca: ancora tanti dubbi (Il Fatto Alimentare, 02.07.2018);
  4. La nuova agricoltura dei vitigni autoctoni toscani (Oinos, Vivere di Vino);
  5. Accordo tra Consorzio e Repressione frodi per Amarone e vini della Valpolicella (Winenews, 04.07.2018);
  6. Vino e salute: la vite come pianta medicinale (Oinos, Vivere di Vino);
  7. Sale il biologico nel carrello 2018 (Rabachino Blogspot, 04.07.2018);
  8. La vite selvatica come risposta ai cambiamenti climatici che minacciano la viticoltura (Winenews, 04.07.2018);
  9. Acqua minerale: nessuna ragione per preferire le marche a quella del rubinetto (Il Fatto Alimentare, 03.07.2018);
  10. Il Presidente Mattarella sulla necessità del mercato aperta per la tutela del vino italiano (Winenews, 02.07.2018);

La vendita diretta al pubblico dei prodotti vinicoli

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In questo articolo vedremo quali sono i requisiti e le formalità che ciascun imprenditore vinicolo – e in generale agricolo – deve adempiere per poter vendere direttamente al pubblico i suoi prodotti.

Agli imprenditori agricoli, infatti, è riconosciuta la facoltà di vendere al pubblico i propri prodotti al pubblico senza doversi munire di una specifica autorizzazione commerciale.

L’unico adempimento che è richiesto a tali tipologie di imprenditori è l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, così come previsto dall’art. 2135 c.c.; sul punto, occorre conoscere l’art. 4, D.Lgs. 228/2001, che sancisce come “gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese […] possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le norme vigenti in materia di igiene e sanità“.

Per quel che riguarda, invece, la vendita in forma itinerante occorre darne comunicazione al comune del luogo dove ha sede l’azienda di produzione e può essere esercitata dopo 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, la quale deve contenere le generalità del soggetto richiedente, la registrazione al registro delle imprese, il luogo dove si trova l’azienda, quali prodotti si intende vendere e le modalità di vendita.

Nessun limite può essere, infine, posto con riferimento alla vendita dei prodotti agricoli su superfici private, purché ovviamente siano nella legittima disponibilità dell’imprenditore agricolo (sul punto, si veda la nota del Mipaaf 07.08.2015, n. 2855).

Tali agevolazioni in tema di vendita diretta comprendono anche tutti quei prodotti ottenuti a seguito della manipolazione o trasformazione di prodotti agricoli.

Le disposizioni comuni relative al commercio si applicano, tuttavia, qualora l’ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non derivanti dall’azienda nell’anno solare antecedente sia superiore ai 160mila euro, se si tratta di imprenditori singoli, ovvero 4 milioni per le società.
In questi casi, pertanto, nessuna facilitazione in materia di vendita diretta.

Il T.U. del vino stabilisce, poi, all’art. 87 che la somministrazione dei prodotti Dop o Igp può essere effettuata dalle aziende agricole che si trovano lungo le c.d. strade del vino previa presentazione al comune di appartenenza di opportuna Scia in deroga alle disposizioni che regolano l’insediamento e l’attività dei pubblici esercizi. Anche in questo caso è necessario che vengano rispettati i requisiti igienico-sanitari e che tale attività di somministrazione sia secondaria rispetto all’attività prevalente delle aziende vitivinicole sulle strade del vino.

A questo punto occorre esaminare anche la vendita a mezzo Internet

Si tratta, infatti, di uno strumento in forte espansione ma che presenta alcune peculiarità dovute proprio all’utilizzo del mezzo telematico.

I produttori che intendono vendere i propri prodotti agricoli via Internet devono inviare al comune del luogo dove ha sede l’azienda di produzione una comunicazione di inizio attività. 

Per quel che riguarda la vendita di prodotti alcolici vale anche in questo il divieto di vendita ai minori, così come previsto dalla L. 125/2001 e dall’art. 689 c.p.; sul punto, il Mipaaf ha sancito che per non incorrere nel reato di cui all’art. 689 c.p. il produttore deve ottenere la carta d’identità del consumatore unitamente ad una dichiarazione resa sotto la sua responsabilità che ne attesti l’autenticità. Trattandosi, nella maggior parte dei casi, inoltre, di vendite a distanza occorre specificare sempre la facoltà di recesso del consumatore dall’acquisto entro i termini di legge.

I maggiori problemi della vendita di alcolici su Internet concernono, tuttavia, la differente tassazione delle accise specie per i piccoli produttori.

Per quel che riguarda la spedizione del vino verso un Paese in cui viene applicata l’accisa – che invece in Italia è esclusa – occorre che venga effettuato un deposito fiscale nel Paese di destinazione.
Il piccolo produttore (ossia colui che produce meno di mille ettolitri all’anno), invece, può emettere il documento MVV anche se taluni Stati richiedono il c.d. documento elettronico e-AD.

 

La circolare ministeriale sul D. Lgs. 231/2017

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Nella Gazzetta Ufficiale n. 329 Serie Generale del 8 febbraio 2018 è stato pubblicato il Decreto Legislativo del 15 dicembre 2017, n. 231, recante la disciplina sanzionatoria per le violazioni in materia di etichettatura dei prodotti alimentari prevista dal regolamento (UE) n. 1169/2011, nonché l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento e della Direttiva 2011/91/UE.

Si tratta di un documento assolutamente importante perché chiarisce alcuni aspetti interpretativi della legge, ponendo altresì l’attenzione e risolvendo i rapporti con la precedente disciplina in materia.

Per leggere il testo integrale della circolare clicca qui

La rassegna stampa dal mondo del vino…e non solo #giugno18

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Vediamo quali sono le più importanti novità dai principali portali del mondo vinicolo e agroalimentare!

  1. Truffa del San Daniele: gli aggiornamenti (Il Fatto Alimentare, 01.06.2018);
  2. A Salerno un corso di perfezionamento in “Wine Business” (Bere il Vino, 14.05.2018);
  3. Assemblea nazionale Federvini: i temi fondamentali per aumentare il valore del settore vinicolo (Corriere del Vino, 23.05.2018);
  4. Vino: quali sono le differenze e come scegliere il migliore (Il Fatto Alimentare, 01.06.2018);
  5. Enoturismo in Sicilia: innovazione, passione, cultura (Bere il Vino, 13.05.2018);
  6. Politica e Agricoltura: il contratto di Governo (WineNews, 01.06.2018);
  7. Falso made in Italy: sale a 100 miliardi! (Rabachino Blogspot, 31.05.2018);
  8. Tecnologia e tracciabilità: alleanza che funziona tra produttori e consumatori (WineNews, 01.06.2018);
  9. TripAdvisor: recensioni false e ristoranti inesistenti (Il Fatto Alimentare, 30.05.2018);
  10. Quando il valore della marca conta (Bere il Vino, 10.05.2018);

La procedura per la richiesta di protezione europea. Parte I.

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La procedura per ottenere la protezione europea è finalizzata all’approvazione da parte dell’Unione Europea di denominazioni di origine o di indicazione geografiche.

La procedura si sviluppa in 2 fasi, l’una a livello nazione, l’altra a livello europeo e termina con la pubblicazione delle DO o IG nella Gazzetta Ufficiale dell’UE assieme al loro disciplinare di produzione.

  1. La domanda di presentazione 

Il reg. 1308/13 all’art. 94 prevede che la domanda di protezione debba contenere:

  • il nome di cui si richiede la protezione;
  • il nome ed indirizzo del richiedente;
  • il disciplinare di produzione;
  • il c.d. fascicolo tecnico

Per quel che riguarda il fascicolo tecnico, occorre specificare che dovrà contenere, in forma riassuntiva, le informazioni contenute nel disciplinare di produzione, nonché tutta una serie di informazioni concernenti la tipologia del vino (ad es. caratteristiche organolettiche ed analitiche), l’indicazione del provvedimento nazionale di approvazione e il legame con la zona geografica (ad es. sistemi di potatura, nome degli organismi deputati alle verifiche sul rispetto del disciplinare, tecniche di coltivazione, ecc.).

Con riferimento, invece, al disciplinare di produzione, esso deve comprendere:

  • il nome di cui si chiede la produzione;
  • descrizione del vino;
  • le caratteristiche analitiche ed organolettiche;
  • delimitazione della zona;
  • resa massima per ettaro;
  • tipologie di uve da vino;
  • elementi da cui desumere il collegamento tra area geografica e qualità del vino;
  • le condizioni applicabili ad un’organizzazione che gestisce la DO o la IG che siano compatibili con il diritto dell’Unione Europea;
  • i soggetti titolari dei poteri concernenti la verifica del rispetto del disciplinare.

2. Soggetti legittimati

L’art. 95 del reg. 1308/13 stabilisce che la domanda di protezione può essere presentata da:

  • un gruppo di produttori;
  • un singolo produttore;

In quest’ultimo caso, tuttavia, occorre che quel singolo produttore dimostri di essere l’unico della zona delimitata, oppure che si trovi in un’area delimitata da DO o IG che possiedono caratteristiche diverse dalla propria (art. 2, reg.607/09).

Ciascun Stato membro è, inoltre, tenuto ad elaborare le norme che regolano l’esame della domanda e garantirne un’adeguata pubblicità, al fine di consentire ai soggetti che vantano un interesse legittimo entro due mesi dalla pubblicazione di presentare opposizione motivata. Per quel che concerne l’Italia tali norme sono confluite nel D.M. 7 novembre 2012, che si applica – con le opportune correzioni interpretative – nonostante sia antecedente alla Regolamento comunitario.

Sul punto, occorre segnalare come la legittimazione alla presentazione della domanda coinvolta anche i consorzi di tutela e le associazioni, entrambi rientranti nella definizione legislativa di “gruppo”. Per quel che riguarda, tuttavia, le associazioni occorre che le stesse abbiano tra gli scopi sociali la registrazione comunitaria della denominazione e che le stesse dispongano per statuto di non sciogliersi sino a quando non avranno raggiunto tale obiettivo.

Qualora, infine, siano presentate più domande per la stessa denominazione sarà compito della Regione scegliere quella più rappresentativa sulla base delle imprese interessate e per il quantitativo di produzione.

3. Procedura regionale

La domanda di protezione deve essere presentata al Mipaaf – Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità – Direzione generale dello sviluppo agroalimentare e della qualità – Ufficio SAQ, attraverso la Regione.

Ricevuta la domanda, la Regione effettuerà la relativa pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione e disporrà di 90 giorni (termine ordinatorio) per effettuare i dovuti accertamenti sulla sua regolarità formale (legittimazione del soggetto che ha presentato la domanda, completezza della documentazione, corrispondenza del disciplinare con le norme comunitarie). Al fine di valutare al meglio la domanda, la Regione potrà chiedere ulteriori chiarimenti ai soggetti proponenti, i quali hanno 90 giorni per fornire le informazioni richieste (termine perentorio).

Esaurita questa prima fase, la Regione trasmetterà la domanda al Mipaaf corredata dal proprio parere e dalla pubblicazione della richiesta sul Bollettino.

4. La fase ministeriale e il pubblico accertamento

A questo punto il procedimento amministrativo risulta piuttosto cadenzato.

Entro 45 dalla ricezione della domanda dalla Regione, il Ministero deve dare avvio alla procedura avvalendosi del Comitato Nazionale Vini Dop e Igp (art. 40, T.U. del vino), valutando la documentazione proposta e la conformità della stessa alle norme comunitarie.

Laddove si verifichino questioni controverse oppure sia necessario un confronto con la Regione sarà convocata una conferenza di servizi per esaminare congiuntamente tali problematiche e, in caso di esito negativo della conferenza, il Ministero emanerà un provvedimento di rigetto avverso il quale è possibile proporre ricorrere dinanzi all’Autorità Giudiziaria.

Nel caso, invece, in cui non emergano elementi di rigetto, il Mipaaf convoca entro 60 giorni la riunione di pubblico accertamento, incaricando altresì la Regione e il soggetto richiedente a dare comunicazione della data, dell’ora e del luogo della riunione a tutti gli altri soggetti interessati che sono legittimati ad intervenire, ai sensi della L. 241/90 sul procedimento amministrativo. Tale partecipazione può avvenire sia in forma orale – e, pertanto, tale contributo sarà verbalizzato nel corso della riunione – sia in forma scritta, attraverso al presentazione di memorie scritte e documenti.

Entrambi tali tipologie di contributi dovranno, ovviamente, essere pertinenti all’oggetto della richiesta ed, in tal senso, un forte potere discrezionale è attribuito al Comitato che, comunque, dovrà sempre motivarne un eventuale rigetto.

A questo punto è tutto pronto per il parere del Comitato che può anche discostarsi da quanto emerso nel corso del pubblico accertamento, purché, anche in questo caso, tale scelta sia opportunamente motivata.

5. Pubblicazione del parere e successive osservazioni

Laddove il parere del Comitato sia favorevole alla domanda, il Mipaaf provvede alla pubblicazione della proposta di disciplinare sulla Gazzetta Ufficiale.

Occorre precisare che il parere del Comitato è obbligatorio ma non vincolante per il Ministero, il quale può anche discostarsene qualora si pongano contrasti con ulteriori interessi pubblici e pubblicistici.

Ad ogni modo, entro 60 giorno dalla pubblicazione della proposta, i soggetti interessati possono presentare osservazioni motivate e documentate, chiedendo il riesame della domanda. In tale ipotesi, il Mipaaf chiede al soggetto che ha presentato la domanda di protezione di fornire controdeduzioni.

A questo punto, ricevute le osservazioni, il Mipaaf entro 30 giorni dovrà convocare una conferenza dei servizi a cui parteciperanno il presidente del Comitato (o delegato), un rappresentante della Regione, il soggetto che ha presentato la domanda e quello che ha presentato osservazioni.

Laddove tali osservazioni vengano accolte, si provvederà ad una modifica del disciplinare che sarà inviato al ricorrente per accettazione che avverrà mediante la firma del predetto disciplinare. Nel caso, invece, in cui le modifiche non siano accettate la pubblicazione avverrà secondo il testo approvato inizialmente dal Ministero.

In entrambe le ipotesi, i soggetti interessati – e che vantano, pertanto, un interesse contrario a quanto sancito dall’Autorità Pubblica – potranno ricorre in sede giurisdizionale dinanzi al TAR del Lazio.

Esaurita tale fase istruttoria, il Ministero provvederà, infine, a inviare la domanda alla Commissione UE corredata dal nome ed indirizzo del richiedente, dal testo del disciplinare, dalla dichiarazione di conformità della domanda alle condizioni imposte dal Regolamento con gli estremi dell’avvenuta pubblicazione in sede nazionale.

 

 

Novità dal Mipaaf: Programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo e rese benchmark dell’uva da vino

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Con l’oramai consueto appuntamento con le novità dal Ministero si segnalano per il mese di giugno 2018 due provvedimenti:

  1. Programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo: attraverso tale provvedimento si è provveduto alla ripartizione della dotazione finanziaria relativa alla campagna 2018/2019 (leggi qui il testo del provvedimento);
  2. Decreto di approvazione delle rese benchmark dell’uva da vino: si tratta di un provvedimento funzionale al rilascio dei Piani assicurativi personali (PAI) nell’ambito del SGR – Sistema Gestione dei Rischi (leggi qui il testo del provvedimento)

 

 

I contratti di cessione dei prodotti agricoli ed alimentari: il quadro generale

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La cessione dei prodotti alimentari ed agricoli è oggetto di specifica disciplina, prevista dall’art. 62 del D.L. 1/2012 convertito, con modificazioni, con la L. 62/2012.

Secondo quanto previsto dalla legge, le relazioni commerciali ad oggetto lo scambio di tali prodotti devono avvenire, innanzitutto, a mezzo di contratto stipulato in forma scritta, con l’indicazione, altresì, della durata, delle quantità e delle caratteristiche dei prodotti. Altri requisiti previsti obbligatoriamente sono il prezzo di vendita, le modalità di consegna dei prodotti e la reciproca corrispettività delle prestazioni (ossia lo scambio di una prestazione con una controprestazione).

Al secondo comma vengono, invece, posti alcune modalità di conclusione dei contratti che sono vietate. In particolare sono vietati i contratti che:

  1. Impongono (anche indirettamente) condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, oppure condizioni extracontrattuali o retroattive;
  2. Prevedono condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti;
  3. Subordinano l’esistenza o la conclusione del contratto stesso a prestazioni da parte di taluno dei contraenti che non hanno alcuna connessione con l’oggetto;
  4. Sono tesi a conseguire indebite prestazioni unilaterali che non trovano giustificazione nella natura o nell’oggetto del contratto;

Infine, è vietato porre in essere qualsiasi tipo di condotta commerciale sleale, tenuto anche conto del complesso delle relazioni commerciali che contraddistinguono il sistema di approvvigionamento.

Quanto, poi, ai termini di esecuzione dei pagamenti, occorre distinguere a seconda che si tratti di prodotti deteriorabili o meno. Nel primo caso, infatti, il pagamento dovrà avvenire entro 30 giorni, nel secondo caso entro 60 giorni; i termini decorrono dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura.

Il Mipaaf, inoltre, con Decreto del 19 ottobre 2012, n. 199 ha disciplinato le modalità di emissione della fattura e i criteri per determinarne la data di ricevimento, ai fini del calcolo degli interessi dovuti al creditore.

Anche l’AGCM – Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato – ha elaborato, in data 6 febbraio 2013, un Regolamento sulle procedure istruttorie in ordine alle presenti operazioni commerciali.

Ebbene, la violazione dei requisiti per i predetti contratti di cessione non solo integra una causa di nullità del contratto, ma comporta anche una sanzione di natura amministrativa che va dai 1.000 ai 40.000 Euro.

Nel caso, invece, di comportamenti vietati ai sensi del comma 2, il trasgressore sarà soggetto ad una sanzione che va dai 2.000 ai 50.000 Euro.

Ed ancora, nel caso in cui il debitore non rispetti i termini di pagamento previsti dalla norma potrà essere condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria da 500 a 500.000 Euro; è evidente come in questo caso la forbice della sanzione sia estremamente elevata: questo perché in concreto l’importo dovrà essere determinato avuto riguardo al fatturato dell’azienda cessionaria, della ricorrenza e dell’entità dei ritardi nel pagamento.

Competente ad irrogare le suddette sanzioni è l’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato), che deve anche vigilare sul rispetto di tali norme; tuttavia, per tali mansioni può anche servirsi dell’operato della Guardia di Finanza.

I controlli possono avvenire sia d’ufficio – ossia in maniera spontanea da parte delle forze dell’ordine – oppure su segnalazione dell’ICQRF, nonché di qualunque soggetto interessato.

Infine, appare utile segnalare come restano impregiudicate le azioni di risarcimento del danno derivanti dalla violazione delle disposizioni del presente articolo, anche qualora siano promosse dalle associazioni dei consumatori o di categoria. Le stesse associazioni possono, inoltre, agire ai sensi dell’art. 669-bis e ss. c.p.c. per richiedere l’inibitoria dei comportamenti in violazione della presente legge.